Valutazione EFSA: nelle produzioni alimentari AMR dipende anche da fattori ambientali

Allo sviluppo della resistenza antimicrobica concorre anche il contesto ambientale. Individuate le fonti, i batteri e i geni resistenti che dall’ambiente potrebbero passare alla catena alimentare.

Per la prima volta, gli esperti dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) hanno valutato il ruolo del contesto ambientale delle produzioni alimentari nello sviluppo e nella diffusione dell’antimicrobico resistenza (AMR). Gli esperti hanno osservato le filiere sia di origine animale che vegetale, derivate da animali terrestri oppure da acquacoltura.

Lo studio “Role played by the environment in the emergence and spread of antimicrobial resistance (AMR) through the food chain”, pubblicato il 15 giugno 2021, individua le potenziali fonti di AMR in ciascun settore.

Gli esperti hanno lavorato a stretto contatto con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) per sviluppare questo parere scientifico.

Nella produzione alimentare da animali terrestri, lo sviluppo dell’antibiotico-resistenza può essere causato da mangimi, persone, acqua, aria o polvere, suolo, fauna selvatica, roditori, artropodi e attrezzature. Nella produzione alimentare da acquacoltura e di origine vegetale, invece, le principali fonti della resistenza antimicrobica sono date dai fertilizzanti di origine fecale, dall’irrigazione e dall’acqua.

L’EFSA ha individuato i batteri e i geni resistenti di massima priorità per la salute pubblica che possono essere trasmessi attraverso la catena alimentare. Non è però ancora possibile quantificare il contributo specifico che ciascuno di loro apporta al fenomeno AMR. Anche la letteratura scientifica che descrive la loro presenza nelle fonti ambientali non è sufficiente. Gli esperti dell’EFSA indicano le aree prioritarie in cui condurre ricerche e approfondimenti che potrebbero colmare le lacune nei dati.

L’obiettivo è di aiutare i gestori del rischio dell’Unione Europea ad attuare il piano d’azione One Health contro la resistenza antimicrobica che, nel settore della produzione alimentare, raccomanda la riduzione della contaminazione microbica fecale di fertilizzanti, acqua e mangimi attraverso l’applicazione di buone pratiche igieniche.

Fonte: ANMVI

Link allo studio: https://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/6651

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