Annata avicola 2018

Dopo anni di crescita costante e consistente, la produzione italiana di carni avicole nel 2018 ha fatto registrare un adeguamento dell’offerta alla domanda interna e alle mutate abitudini di consumo. Nel 2018 la produzione di carni avicole in Italia è stata pari a 1.314.000 tonnellate, con una diminuzione del -2,9% rispetto al 2017 (1.354.000 tonnellate).

Il leggero calo ha riguardato tanto la carne di pollo (934.000 tonnellate, -3,7%) quanto la carne di tacchino (301.000 tonnellate, -2,6%) che, insieme, rappresentano la quasi totalità (94%) della produzione avicola nazionale. Le altre specie hanno registrato un aumento produttivo del +5,3%.

I consumi 2018, tenuto conto del saldo fra export (176.800 tonnellate) e import (95.100), si sono attestati a 1.232.300 tonnellate (1.265.400 nel 2017), pari a un consumo pro capite di 20,4 kg: -2,5% rispetto ai 20,9 kg registrati nel 2017.

Riguardo ai consumi per tipologie di carni avicole, rimane tendenzialmente invariata rispetto al 2017 la proporzione tra la quota di carni di pollo e delle altre specie (79%) e quelle di tacchino (21%). Il lieve calo complessivo dei consumi è dovuto principalmente al canale ho.re.ca., mentre i consumi domestici hanno mostrato una stabilità con spunti positivi: +0,6% i volumi totali e +3,6% la spesa (fonte: elaborazione Ismea su dati Nielsen)

Gli spunti positivi sono stati supportati dalle carni elaborate (prodotti panati o ad elevato valore aggiunto) che, nel 2018, sono cresciuti del +9,3% in volume e del +10% in valore, compensando la flessione delle carni avicole tal quali (-1,5% in volume, +1,5% in valore). L’andamento del mercato per l’anno 2018 evidenzia un aumento dei prezzi sui mercati alla produzione, sia per il pollo sia per il tacchino, rispettivamente del +3,8% e del +1,5% rispetto al 2017.

Nel 2018 l’Italia ha prodotto 12 miliardi 253 milioni di uova, pari a circa 770 mila tonnellate: -2,7% rispetto al 2017 (12 miliardi 600 milioni).

Nel 2018, considerando il saldo tra export (799.400) e import (1.125.400), in Italia sono stati consumati 12 miliardi 579 milioni di uova (-3,5% rispetto al 2017), pari a 208 a testa (equivalenti a 13,4 chili pro capite, leggermente sotto la media europea).

Le importazioni rappresentano circa il 9% della produzione nazionale, mentre le esportazioni il 6,5%. Il livello di autoapprovvigionamento del settore uova si conferma pertanto elevatissimo, pari al 97,3%. Delle 208 uova pro capite consumate nel 2018, il 68% è andato alle famiglie (142 uova a testa), mentre il restante 32% (66 uova per abitante) è stato impiegato dall’industria, artigianato e collettività, ed è stato quindi consumato attraverso pasta, dolci e preparazioni alimentari varie. Il comparto biologico rappresenta circa il 5,6% della produzione nazionale.

Secondo una recente analisi Ismea (Il comparto delle uova da consumo 2018) sulle vendite di uova nella distribuzione moderna (88% del totale), il 2018 ha registrato un forte aumento del valore degli acquisti di uova: +15% sul 2017. In termini di volumi, le vendite di uova da allevamento a terra (pari al 45% dell’offerta) sono aumentate del +28%, mentre quelle di uova da gabbie arricchite (42% dell’offerta) sono diminuite del -19%. Le vendite delle altre due tipologie di uova, residuali da un punto di vista quantitativo, sono cresciute del +12% (uova bio) e del +25% (uova da allevamento all’aperto).

Nel complesso, anche nel 2018 il settore avicolo italiano ha confermato ottimi livelli di autoapprovvigionamento, risultando complessivamente autosufficiente al 106,6%. Nello specifico, in Italia viene prodotto il 103,2% delle carni di pollo consumate nel nostro Paese e ben il 121,2% delle carni di tacchino. Inoltre, il settore avicolo italiano è l’unico della zootecnia nazionale a confermarsi completamente autosufficiente: il grado di autoapprovvigionamento della carne bovina è pari al 52,4%, quello della carne suina e salumi al 63%, quello della carne ovocaprina al 36,6% (Fonte: elaborazione Ismea su dati Istat 2017).

Le previsioni più aggiornate indicano per il 2019 una ripresa dei livelli produttivi, con un +2,7% che dovrebbe compensare quasi interamente la flessione registrata nel 2018.

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