Le regole Ue sono chiare: non si può usare il termine “carne” per alimenti vegani

Lo scorso giugno l’europarlamentare Hilde Vautmans aveva presentato un’interrogazione alla Commissione europea sull’uso fraudolento del termine “carne

Nella sua interrogazione specificava che nel dizionario la definizione di “carne” è “muscolatura di esseri umani e animali“. Ciononostante la parola “carne” viene sempre più utilizzata anche nel caso in cui un prodotto alimentare la carne presente sia poca o addirittura assente. Le aziende che quindi vendono questo genere di prodotti come “carne” stanno ingannando i consumatori, ma allo stesso tempo desiderano implicare un legame con la carne per motivi di marketing.

Inoltre il regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori non lascia dubbi in merito a ciò che comprende la corretta fornitura di informazioni sugli alimenti. Il regolamento stabilisce che la legislazione sull’informazione alimentare deve vietare la fornitura di informazioni fuorvianti per i consumatori, in particolare per quanto riguarda la natura, gli effetti o le proprietà degli alimenti. Per essere efficace, tale divieto dovrebbe applicarsi anche alla pubblicità e alla presentazione di alimenti. Infine, ricorda, che una recente sentenza della Corte di giustizia dell’UE vieta l’uso illegale, ad esempio, di “formaggio vegano” o “latte di soia.
A tal proposito Vautmans vorrebbe conoscere le iniziative previste dalla Commissione per combattere l’uso fraudolento del termine “carne” e se sono state presentate altre denunce dello stesso tenore.

La risposta arriva, a nome della Commissione europea, da parte del Commissario Andriukaitis secondo il quale qualora nessuna legislazione specifica preveda indicazioni particolari per gli alimenti a base di carne, si applicano le disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011, il quale stabilisce le norme generali in materia di etichettatura. Il regolamento contiene una serie di disposizioni che autorizzano gli Stati membri ad agire quando ritengono che determinati termini siano fuorvianti o disinformati per i consumatori. A tale riguardo, l’articolo 7, paragrafo 1, lettera a), del regolamento richiede che le informazioni sugli alimenti non siano fuorvianti riguardo le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la sua natura e la sua composizione. Inoltre, il punto 17, parte A dell’allegato VII del regolamento fornisce, ai fini dell’etichettatura, la seguente definizione di carne: “muscoli scheletrici di specie di mammiferi e uccelli riconosciuti idonei al consumo umano con tessuto naturalmente incluso o aderente (…)”.

Su questa base, il termine “carne” può essere utilizzato solo sulle etichette degli alimenti conformi a questa definizione. Gli Stati membri hanno la responsabilità primaria dell’applicazione e della corretta attuazione della legislazione. La Commissione ritiene che le suddette disposizioni forniscano agli Stati membri elementi e criteri utili a combattere l’uso di termini ingannevoli sui prodotti alimentari. Infine, l’articolo 36, paragrafo 3, lettera b) del regolamento prevede che la Commissione adotti un atto di esecuzione sulla fornitura volontaria di informazioni relative all’idoneità degli alimenti per vegetariani o vegani. La Commissione non può tuttavia indicare in questo momento una data specifica o il contenuto di questa misura.