Ismea, report sull’andamento del mercato di cereali e soia

È stato pubblicato da Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) il report “L’andamento recente del mercato dei principali cereali e della soia”.

A partire dalla metà del 2020, l’Indice generale FAO, che monitora l’andamento dei prezzi internazionali delle commodity agricole, è risultato in costante crescita fino a marzo 2021 (+27,3% rispetto giugno 2020). L’incremento più evidente ha riguardato gli oli vegetali (+83,7%), lo zucchero (+28,4%) e i cereali (+27,8%). I prezzi di cereali e soia, quotati sulle principali piazze di contrattazione in Italia, si sono rivalutati mensilmente in misura continuativa a partire dall’autunno del 2021. Questa dinamica è proseguita anche nel primo trimestre del 2021; a marzo, una lieve flessione congiunturale si è osservata soltanto per il frumento tenero. Le motivazioni della recente tendenza del mercato trovano giustificazione, oltre che nei fondamentali, anche nelle misure relative al commercio adottate da alcuni paesi esportatori, nel significante incremento della domanda di mais e soia operata dalla Cina e nell’aumento dei prezzi per il trasporto.

Per quanto riguarda il mais, dopo un quinquennio durante il quale il mercato è stato fiacco a causa di raccolti e scorte mondiali su livelli record, con quotazioni medie nel periodo 2015-2019 pari a 173 euro/t, il prezzo 2020 si è attestato a 178,35 euro/t (+1,8% rispetto al 2019), proseguendo nella tendenza positiva anche durante i primi tre mesi del 2021.

Facendo riferimento all’International Grains Council, i dati generali indicano per la campagna 2020/21 una crescita dell’offerta globale dell’1,2% su base annua (1,14 miliardi di tonnellate nel 2020), un aumento dei consumi (+1,0% a 1,17 miliardi di tonnellate) e dell’export (+6,9% a 186 milioni di tonnellate) cui dovrebbe corrispondere una flessione delle scorte (-9,5% a 268 milioni di tonnellate). Considerando le medesime variabili nel dettaglio territoriale, si rileva come la Cina stia assumendo un ruolo sempre più determinante sul mercato mondiale del mais, influenzando il recente incremento dei listini della granella in ragione della crescente domanda di materia prima. Infatti, i raccolti cinesi vengono stimati stabili nel 2020 a 261 milioni di tonnellate, le importazioni dovrebbero quasi triplicare raggiungendo 25 milioni di tonnellate corrispondenti al 13% dell’import mondiale nel 2020 (contro il 5% nel 2019 e il 3% nel 2018), i consumi interni crescono del 4,6% a 296 milioni di tonnellate, vale a dire il 25% dei consumi mondiali, grazie alle maggiori richieste di mais per utilizzi alimentari zootecnici in conseguenza della ripartenza della filiera suinicola dopo la recente epidemia di peste suina.

Anche il mercato mondiale della soia risulta essere strutturalmente volatile e influenzato dall’equilibrio di domanda e offerta: a marzo 2021 ha portato le quotazioni del prodotto a 555,88 euro/t, corrispondente al prezzo più elevato rispetto al valore medio annuale osservato negli ultimi 15 anni.

Le variabili di base del mercato mondiale indicano per il 2020/21 la crescita dei raccolti (+6,6% a 361 milioni di tonnellate), l’aumento dei consumi (+4,7% a 367 milioni di tonnellate dei quali poco meno del 90% destinati all’alimentazione animale), mentre le scorte vengono stimate in calo del 13% a 45,5 milioni di tonnellate.

Anche per il mercato mondiale della soia sussiste un “effetto Cina”, non certo in termini produttivi (19,6 milioni di tonnellate nel 2020 pari al 5% del totale), per i quali i maggiori apporti provengono da Brasile, USA e Argentina, che occupano, rispettivamente, le prime tre posizioni tra i paesi produttori (l’80% del totale) e si configurano anche come i maggiori esportatori (il 90% del totale). Il ruolo della Cina è rilevante perché è il principale utilizzatore di soia, con consumi pari a 119 milioni di tonnellate nel 2020 (+6,9% sul 2019), corrispondente a più del 30% della domanda mondiale; le importazioni cinesi, in costante crescita nell’ultimo triennio (88 milioni nel 2018/19, 101,5 milioni di tonnellate nel 2019/20, 102,5 milioni di tonnellate nel 2020/21), assorbono il 60% degli scambi globali; le scorte cinesi, inoltre, risultano in costante aumento nelle ultime tre annate, passando a rappresentare una quota del 32% di quelle globali nel 2018/19 per arrivare al 72% nel 2020/21. Sulla base di tali osservazioni, è verosimile ammettere che la fiammata recente dei prezzi della soia sia da ricondurre, come già evidenziato per il mais, alla pressione esercitata dalla crescente domanda cinese in ragione della ripartenza della filiera suinicola ed anche all’aumento delle scorte interne.

Fonte: http://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11409 

 

 

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