Covid, la Fao conferma: i polli sono tra gli animali non sensibili al virus

Anche la Fao conferma che gli unici animali che non possono essere infettati dal virus Covid-19, e che dunque non sono sensibili al virus, sono polli, tacchini, quaglie, oche, anatre e pesci.

La conferma è contenuta nel report pubblicato dalla Fao “COVID-19 and animals: Information on risk mitigation measures for livestock and agricultural professionals”, che ha l’obiettivo di fornire ai professionisti del settore – agricoltori, produttori, veterinari, paraveterinari, operatori sanitari – informazioni utili in merito al contenimento della diffusione del coronavirus all’interno degli allevamenti.

La FAO suggerisce di utilizzare il report come guida pratica su come prevenire la sindrome respiratoria acuta da SARS-CoV-2 (il virus che causa COVID-19) – dal momento in cui alcuni animali hanno dimostrato di essere sensibili al virus – e descrive i passaggi da eseguire se si sospetta un’infezione.

Se da una parte è chiaro come l’industria avicola non abbia alcun tipo di legame con la trasmissione del COVID-19, dall’altra, sfortunatamente, la disinformazione su questo tema è spesso l’unica voce ascoltata. Nel report, fondato sui più recenti e affidabili studi scientifici, la FAO è chiara: i polli non sono sensibili al COVID.

L’attuale diffusione della pandemia è dovuta principalmente alla trasmissione da uomo a uomo. Il contagio di specie animali sensibili al virus si è verificato, nella maggior parte dei casi, dopo il contatto con persone infette, con o senza sintomi. Non a caso, la presenza del virus negli animali è stata scoperta attraverso il tracciamento dei contatti dopo che alcuni individui sono risultati positivi.

Le informazioni presenti nel report relative alla sensibilità degli animali al virus SARS-CoV-2 si basano sugli esiti degli studi sperimentali effettuati fino all’8 gennaio 2021 (per avere gli ultimi dati si può fare riferimento alla OIE – Organizzazione mondiale per la salute animale).

La FAO fornisce l’elenco degli animali da allevamento e domestici raggruppati in base al loro grado di sensibilità al virus. Tra gli animali più sensibili vengono indicati i visoni, contagiati dall’uomo, che possono sviluppare i sintomi tipici del virus (problemi respiratori e gastrointestinali, aumento di mortalità). Sono stati registrati casi di contagio tra visoni e da visone a uomo in Danimarca e nei Paesi Bassi. I furetti e i procioni possono essere contagiati dal virus, possono essere sintomatici come asintomatici e, in condizioni sperimentali, il contagio è avvenuto attraverso il contatto diretto tra gli animali. I conigli, a differenza degli altri animali considerati ad alto livello di suscettibilità al virus, possono essere infettati ma non sviluppano i sintomi del virus, e non è stato ancora provato scientificamente se possano trasmettere il virus ad altri conigli.

Tra gli animali a bassa suscettibilità, la FAO indica i suini e i bovini. Pochi suini hanno sviluppato lievi sintomi respiratori dopo essere stati sottoposti all’inoculazione del virus in laboratorio e i bovini, in un altro studio sperimentale, non hanno mostrato alcun sintomo né sono risultati contagiosi per gli altri bovini.

Gli unici animali che non possono essere infettati dal virus, e che dunque non sono sensibili al virus, sono i polli, i tacchini, le quaglie, le oche, le anatre e i pesci.

Tra gli animali domestici vengono riportati come sensibili i cani e i gatti. I gatti possono essere infettati dal virus e possono sviluppare sintomi gastrointestinali e alle vie respiratorie. Uno studio sperimentale ha dimostrato che i gatti infetti possono trasmettere il virus ad altri gatti. Le prove, fino ad oggi, suggeriscono che i gatti vengono infettati attraverso il contatto con persone infette, sia in ambienti domestici che negli zoo (in questo caso ci si riferisce a grandi felini).

I cani possono essere contagiati, possono svilupparne i sintomi ma, in condizione sperimentale, non hanno trasmesso il virus ad altri cani. I risultati delle ricerche condotte fino ad oggi mostrano che i cani vengono infettati attraverso il contatto con l’uomo.

Fonte: http://www.fao.org/documents/card/en/c/CB2549EN/.

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