Utilizzi sostenibili per le piume di pollo

Ogni anno il consumo di pollame genera oltre cinque milioni di tonnellate di piume. La domanda di questo sottoprodotto è purtroppo bassa, e la maggior parte degli scarti finiscono per essere bruciati, sepolti o utilizzati come mangime per il bestiame.

Il Consiglio per la ricerca scientifica e industriale (CSIR) del Sud Africa, insieme all’Università di KwaZulu-Natal, sta ricercando modi economici ed efficaci per estrarre le proteine di cheratina dalle piume di pollo, da utllizzare nella fabbricazione di prodotti ad alto valore.

Il professor Bruce Sithole, ricercatore responsabile del progetto, ha detto che in Sud Africa il principale modo per gestire le piume è trasformarle in farina da utilizzare come alimento per mangime.La farina di piume contiene tra il 70 e l’80% di proteine grezze, ma la digeribilità è scarsa a causa della presenza dei ponti disolfuro, che sono refrattari agli enzimi digestivi del pollo. Questo ingrediente è ricco di cisteina, treonina ed arginina, ma è carente di quattro aminoacidi essenziali come lisina, metionina, istidina e triptofano“. Per questo la farina di piume è presente nei mangimi, soprattutto in quelli dei ruminanti, a livelli che non superano l’1,5%.

Le piume sono anche utilizzate nei fertilizzanti, poiché contengono un contenuto di azoto pari al 15%, ma sono difficili da degradare. La disponibilità di azoto nelle piume è quindi nettamente più basso, a meno che non si mescoli con letame proveniente dalla decomposizione dei materiali organici e fornito come compost.

Infine lo smaltimento delle piume mediante incenerimento e sepoltura è svantaggioso perchè questi metodi sono ad alta intensità energetica, non sono molto rispettosi dell’ambiente e presentano rischi biologici. “Una ricerca fatta dal Dipartimento dell’ambiente e delle risorse naturali della Carolina del Nord ha evidenziato che un impianto di combustione dei rifiuti avicoli di 57 megawatt, emette più monossido e biossido di carbonio rispetto alla stessa unità di energia prodotta dalle nuove centrali a carbone. Inoltre nelle aziende avicole la sepoltura delle piume di pollo deve essere strettamente monitorata per evitare la contaminazione delle acque sotterranee“.

Al naturale, le piume possono anche essere utilizzate per scopi decorativi, applicazioni mediche tradizionali, riti religiosi e cerimonie culturali, articoli sportivi, piumini e biancheria da letto. Questi impieghi sono però piuttosto ridotti, ecco perché è essenziale trovare una soluzione al problema dello smaltimento. L’estrazione delle proteine di cheratina dalle piume potrebbe rappresentare una nuova opportunità di mercato, creando al tempo stesso una soluzione praticabile per liberarsi di questo prodotto di scarto in un modo sostenibile e integrato.

Come spiega Sithole, le piume di pollo contengono circa il 91% di cheratina, 1% di lipidi cento e 8% di acqua. “La cheratina è richiesta da una grande varietà di industrie ad alto valore, e nel Sud africa viene venduta a circa 140 sterline al chilo. Estraendo la cheratina dalle piume si potrebbe rendere questo sottoprodotto altrettanto prezioso quanto la carne di pollo“.

Attualmentesono già disponibili studi, prodotti e brevetti internazionali relativi all’estrazione della cheratina. Ma lo scopo del presente studio, il primo nel suo genere effettuato in Sud Africa, è sviluppare nuove procedure di estrazione, utilizzando una combinazione unica di solventi e tecniche di estrazione con microonde, ridurre significativamente i costi del procedimento.

Prima che la cheratina venga estratta le piume di pollo vengono pre-trattate, per rimuovere i detriti, e decontaminate, per eliminare eventuali batteri e virus. Una volta estratte, le proteine vengono caratterizzate in base alle loro proprietà fisiche e chimiche. Secondo Sithole, grazie alle sue naturali proprietà idratanti, la cheratina estratta potrebbe essere incorporata in tutti i tipi di prodotti per capelli.

Le proteine estratte potrebbero anche essere utili in forma di bio-fibre o prodotti a base di proteine di cheratina. Oppure sarebbe possibile usare la tecnica dell’electrospinning per rigenerare le bio-fibre di cheratina che possono a loro volta essere utilizzate per sostituire le fibre a base di petrolio sintetico nell’industria tessile.

Fonte The Poultry Site