Unaitalia, la filiera avicola e l’antibiotico-resistenza nel pollo

Unaitalia, anche in riferimento alla recente diffusione di notizie su questo tema, chiarisce alcuni punti sul ruolo del settore avicolo intorno al tema dell’antibiotico-resistenza. 
Il settore avicolo italiano è spesso associato all’uso massivo di antibiotici negli allevamenti come causa dell’aumento del fenomeno dell’antibiotico-resistenza, della possibilità cioè che si sviluppino nell’ambiente batteri resistenti ad alcune classi di antibiotici.

Il problema dell’antibiotico-resistenza va affrontato con senso di responsabilità, da parte di tutti i soggetti coinvolti, senza creare pericolosi allarmismi. Si tratta di un problema reale, globale e multifattoriale. Affrontarlo con responsabilità significa prendere in considerazione tutti gli aspetti che hanno contribuito in decenni al suo radicamento, come l’uso scorretto o l’abuso del farmaco in medicina umana, la scarsità di nuove molecole per i ridotti investimenti dell’industria farmaceutica, la scarsa igiene negli ospedali, i flussi migratori, il turismo di massa. Anche l’impiego del farmaco in zootecnia è un aspetto importante del problema che va affrontato e gestito per evitare problemi futuri. Va tuttavia chiarito che meno di un quarto del totale degli antibiotici venduti nel settore zootecnico sono attribuibili alla filiera avicola, che il trend di utilizzo negli ultimi anni è in progressiva riduzione e che quello avicolo è il settore in cui si sta facendo di più e sul quale è possibile già verificare i primi risultati positivi.

Il settore avicolo ha attivato dal 2013, su base volontaria, un piano nazionale per la razionalizzazione dell’uso di antibiotici. Si tratta del più importante intervento organico di riduzione e razionalizzazione dell’uso del farmaco in ambito zootecnico, un piano molto ambizioso, fatto proprio dallo stesso Ministero della Salute. I dati mostrano che nell’ultimo triennio la somministrazione di questi farmaci è stata già ridotta del 39% e l’impegno è di proseguire in questa virtuosa direzione anche nel triennio successivo. Sono inoltre previste una serie di misure ulteriori volte a migliorare la gestione degli allevamenti, accrescere le biosicurezze, razionalizzare la scelta del farmaco al fine di contrastare il fenomeno dell’’antibiotico resistenza.

L’uso di antibiotici è sempre curativo e mai preventivo. I farmaci vengono somministrati in presenza di patologie e sotto la responsabilità e il controllo veterinario. Non vengono mai usati per favorire la crescita degli animali, pratica vietata in Europa dal 2006. Inoltre è sempre rispettato il cosiddetto “periodo di sospensione“, cioè il tempo necessario affinché il farmaco sia smaltito prima che il pollo venga avviato al consumo. Normative rigorose sono supportate da controlli capillari altrettanto rigorosi sul territorio.

La carne avicola italiana è sicura e non ci sono rischi per il suo consumo legati alla presenza di antibiotici. I controlli sanitari confermano che nelle carni di pollame italiane non ci sono residui di antibiotici. Il corretto uso degli antibiotici è confermato dai risultati del Piano Nazionale Residui (PNR), che ha lo scopo di verificare che i farmaci veterinari siano utilizzati correttamente secondo le norme nazionali e comunitarie.

La lotta all’antibiotico-resistenza è approcciata con un lavoro costante di miglioramento degli standard di allevamento, delle biosicurezze e della gestione corretta dei parametri ambientali, favorendo l’applicazione di nuove tecnologie per ridurre la comparsa di malattie e il ricorso ai trattamenti, che devono rappresentare l’ultima ratio, non evitabile per ragioni di benessere animale, in caso di manifesta patologia.

Le normative europee in materia di benessere animale sono le più avanzate del panorama mondiale. La responsabilità delle aziende e la sensibilità dell’opinione pubblica hanno permesso negli ultimi 15 anni di raggiungere elevati standard di benessere per gli animali, a partire dall’allevamento fino al trasporto e fasi successive. La filiera avicola italiana è consapevole che questo è un aspetto centrale su cui lavorare per un continuo miglioramento, ed è per questo impegnata in prima linea, predisponendo corsi di formazione in materia di benessere animale per gli allevatori su tutto il territorio nazionale, arrivando alla formazione di oltre 1500 allevatori. Questo lavoro di divulgazione contribuirà senz’altro all’acquisizione di una maggiore consapevolezza e si tradurrà in una ulteriore riduzione dei trattamenti con effetti positivi, nel medio periodo, nella lotta all’antibiotico-resistenza.