Una nuova prospettiva per misurare la resistenza antimicrobica

Un nuovo studio indipendente ha permesso di delineare una maggiore chiarezza sulla prevalenza della resistenza antimicrobica (AMR) nei batteri, e si presenta come un nuovo punto di partenza per identificare gli sviluppi futuri.

Gli autori del rapporto, pubblicato dalla britannica Food Standard Agency,  hanno osservato che il rischio di contrarre infezioni batteriche correlate ad antibiotico resistenza proveniente da carni suine o da pollame è “molto basso“, soprattutto se le carni vengono manipolate in modo corretto e igienicamente sicuro.

I risultati a cui sono giunti offrono una nuova base di riferimento rispetto alla quale confrontare i futuri dati di sorveglianza al fine di identificare tendenze e cambiamenti nella prevalenza e nei tassi dell’antibiotico resistenza nei batteri legati all’alimentazione.

Nel complesso, la prevalenza dell’AMR è risultata bassa per gli enterococchi e per le specie di Klebsiella, ma i risultati hanno identificato la necessità di monitorare la presenza di E. coli e la resistenza beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL) che produce resistenza all’eritromicina nelle specie di Campylobacter.

Lo studio ha analizzato campioni di pollo crudo (339) e di carne di maiale macinata (342) raccolta da dettaglianti in tutto il Regno Unito, sulla base della loro presenza sul mercato. I campioni includevano sia prodotti di produzione nazionale che prodotti importati. Entrambi i tipi di carne sono stati testati per l’Escherichia coli (ESBL), specie di Klebsiella ed enterococchi, oltre a diverse specie di Campylobacter nel pollo e Salmonella nel maiale.

Per determinare la concentrazione minima inibente (MIC) è stato selezionato a caso un isolato per ciascun tipo batterico. Sono stati effettuati ulteriori test per studiare la variazione dell’AMR tra diversi isolati di Campylobacter presenti nello stesso campione di pollo, per l’ulteriore caratterizzazione di tutti gli isolati di Salmonella e per E. coli e Klebsiella che mostravano resistenza a più gruppi di antibiotici.

I rappresentanti delle industrie alimentari, avicole e suinicole del Regno Unito hanno precisando che i loro settori si sono a lungo concentrati sulla riduzione della contaminazione batterica della carne e della resistenza antimicrobica, e si sono complimentati per lo studio effettuato, soprattutto per il ruolo che svolgerà nel futuro nella gestione della resistenza antimicrobica.

Le informazioni raccolte aiuteranno i produttori di suini e i loro veterinari a formulare scelte informate in merito alla gestione della salute dei suini, e potranno meglio indirizzare tutte le attività che da sempre svolgiamo a favore di una migliore gestione degli antibiotici” ha detto Georgina Crayford della National Pig Association.

Attraverso un’azione più coordinata tra allevatori, produttori, veterinari, accademici e politici a livello locale, regionale, nazionale e internazionale, continueremo a preservare l’efficacia dei nostri antibiotici e contribuiremo a ribaltare la resistenza antimicrobica” ha dichiarato Richard Griffiths. del British Poultry Council.

Riteniamo che la nuova ricerca FSA aggiungerà ulteriori conoscenze e aiuterà a identificare nuovi interventi per ridurre eventuali batteri resistenti agli antimicrobici negli alimenti, salvaguardando nel contempo il nostro continuo accesso agli antibiotici per curare malattie e prevenire dolore o sofferenza agli animali” ha detto Gwyn Jones, presidente della Responsible Use of Medicines in Agriculture Alliance (RUMA).

La pubblicazione dello studio FSA segue l’approvazione della scorsa settimana di una risoluzione del Parlamento europeo che spingerà tutti gli Stati membri dell’UE a svolgere e pubblicare studi simili. Le malattie vengono trasmesse dalle persone agli animali e viceversa, ed è per questo che sosteniamo l’approccio olistico dell’iniziativa One Health” ha affermato la relatrice Karin Kadenbach. “Gli Stati membri dell’Unione europea affrontano questo problema in modi diversi, quindi chiediamo alla Commissione di considerare la possibilità che i paesi Ue raccolgano e trasmettano regolarmente dati di monitoraggio in modo che siano disponibili a livello comunitario, e di stabilire indicatori per misurare i progressi nella lotta contro gli antimicrobico resistenza

Fonte WattAgNet