Un suggerimento dall’industria suina per prevenire l’influenza aviaria

Durante un recente webinar organizzato dall’Unvieresità del Minnesota dal titolo “Economics of biosecurity choicesDouglas Tiffany, assistente all’Università del Minnesota, ha illustrato come alcuni metodi applicati nell’industria suinicola per combattere i virus, possano essere utili anche all’industria avicole per combattere l’influenza aviaria.

Tiffany ha dedicato molto tempo alle scelte disponibili in particolare per i produttori di tacchini, che cercano di migliorare la biosicurezza dei loro allevamenti, soprattutto in considerazione degli ultimi focolai di aviaria altamente patogenica (HPAI) che hanno colpito il Minnesota nel 2014. Al momento dell’epidemia, i ricercatori speravano di trovare una causa diretta, ma non è stato possibile individuare una causa singola.
Tiffany ha spiegato che la prima risposta dei produttori di tacchini del Minnesota all’influenza aviaria è stata applicare pratiche e comportamenti economicamente efficienti da parte dei loro lavoratori.

Il lavaggio degli stivali e le “Danish entries” sono risultati metodi molto popolari e relativamente poco costosi. Tiffany ha stimato che il costo per uccello venduto del lavaggio è stato pari a 29 centesimi di dollaro mentre per la “Danish entry” a 18 centesimi. Il che “non è necessariamente male in termini economici”. Ma ha anche sottolineato che ci vogliono tempo e spazio per assicurarsi che le misure di biosicurezza siano applicate nel migliore dei modi.

Studiando l’economia della biosicurezza, Tiffany ha capito che era importante imparare dall’esperienza, facendo riferimento sia a progetti più convenzionali che a quelli più innovativi. È anche importante capire se i produttori avicoli hanno la capacità finanziaria di sostituire strutture obsolete, far fronte al maggior costo del capitale e al dispendio legato ai trattamenti operativi necessari a controllare le malattie, pur garantendo il ritorno dell’investimento.

Per esempio al fine di tenere sotto controllo il virus della sindrome riproduttiva e respiratoria suina (PRSS) l’industria delle carni suine ha utilizzato con successo i sistemi di filtrazione dell’aria ed ha mantenuto un adeguato ritorno economico. “Alcune aziende producono filtri molto eleganti” in grado di catturare virus e sono spesso impostati in combinazione con MERV 8 e MERV 14. MERV è l’acronimo di Minimum Efficiency Rating Value, un sistema di classificazione standard del settore che consente ai consumatori di confrontare i filtri realizzati da diversi produttori. La valutazione va da 1, efficienza più bassa, a 20, massima efficienza.

I filtri MERV 8 sono i più economici e dovrebbero essere sostituiti ogni sei mesi a seconda delle circostanze. Dato che sono costruiti per catturare anche piccolissime particelle, i filtri MERV 14 sono in grado di catturare anche i virus più piccoli, ma sono molto più costosi e devono essere sostituiti spesso. “Inoltre se il filtro d’aria è molto stretto, sarà necessaria più potenza per spingere all’interno del capannone il giorno volume di aria” ha spiegato Tiffany sottolineando che alcune prove confermano che il virus dell’HPAI, si trasmette attraverso particelle più grandi, e quindi potrebbe essere possibile ottenere la giusta protezione anche con un filtro più economico. “Ma è necessario testarlo e provarlo“, ha affermato.

Attualmente non è possibile fornire un costo diretto o una durata di vita di questo genere di filtri impiegati in un capannone di broiler perché i diversi livelli di polvere dei rifiuti possono influire sul loro utilizzo. Si tratta comunque di un suggerimento che potrebbe essere preso in considerazione.

Fonte WattAgNet