Un nuovo protocollo per analizzare e conquistare la fiducia dei consumatori

Negli ultimi tempi i consumatori effettuano le proprie decisioni d’acquisto facendosi guidare non solo dalla qualità del prodotto, ma anche da altri fattori. In relazione ai prodotti agroalimentari, per esempio, l’ambiente è uno dei fattori che i consumatori prendono in considerazione quando portano del cibo sulle loro tavole.  Molte società stanno facendo del loro meglio per rispondere a questa nuova esigenza, e un ulteriore sforzo viene da un progetto, promosso dalla Food Marketing Institut Foundation, che è riuscita a mettere intorno allo stesso tavolo numerose società, per coinvolgerle in uno sforzo di comunicazione coerente.

Il progetto di comunicazione si chiama Unified Voice Protocol e nasce per fornire indicazioni univoche e precise che possano sciogliere tutti i dubbi e la confusione nati all’interno del settore alimentare. Negli ultimi anni, infatti, molti fattori hanno contribuito a creare una certa dissonanza: tra questi le dichiarazioni dell’ambito scientifico e della ricerca, campagne pubbliche non basate sui fatti, fake news e l’evoluzione delle preferenze dei consumatori. I messaggi contrastanti hanno provocato un forte shock nel settore alimentare, in quanto secondo i dati forniti proprio da FMI Foundation, si tratta di un sistema sempre più frammentato che manca di un approccio uniforme e di un messaggio unitario sulle grandi questioni alimentari.

Il nuovo protocollo andrà a beneficio di quelle aziende che si sforzano sinceramente di informare adeguatamente i loro clienti e fornire loro le migliori conoscenze disponibili. Sebbene già molte aziende riescono nell’intento agendo autonomamente, i risultati possono essere migliorati solo se le informazioni vengono fornite da un punto di vista industriale, aggiungendo poi dati di specifiche ricerche. Questo approccio aiuta anche a combattere la riluttanza che alcuni rivenditori e fornitori hanno nel condividere le informazioni lungo la catena di approvvigionamento.

Il progetto pilota alla base dell’iniziativa era focalizzato su quanto i consumatori fossero disposti a pagare di più alcuni prodotti avicoli in base ai diversi sistemi di produzione e allevamento: in particolare veniva analizzato il valore commerciale delle uova prodotte fuori gabbia e dei broiler a crescita più lenta. Non sorprende che la disponibilità a pagare un sovrapprezzo per le uova fuori gabbia aumentasse in relazione al reddito delle famiglie, e diminuisse con l’età degli acquirenti.  Inoltre, hanno mostrato maggiore disponibilità a pagare di più i consumatori che hanno espresso una maggiore preoccupazione per il benessere degli animali, la naturalezza dei prodotti e l’ambiente.

Per quanto riguarda invece la disponibilità dei consumatori a pagare di più per un pollo a crescita lenta, questa era legata alle informazioni che venivano fornite.

Questa prima serie di ricerche si è concentrata su informazioni di marketing, un interesse primario per i rivenditori e i loro fornitori, ma gli studi futuri mireranno a garantire che le industrie agroalimentari possano prendere decisioni informate in merito alle loro specifiche ricerche, alla produzione e alle vendite al dettaglio. FMI cercherà stimoli dai leader del settore agroalimentare o affini per identificare altri problemi emergenti.

Fonte Food Dive