Tutto quello che c’è da sapere sui grassi insaturi industriali

Cibo del fast food, pane e pasti confezionati, patatine, margarina… Tutti questi alimenti possono contenere grassi idrogenati. Si tratta di acidi grassi insaturi che, se intensamente consumati, sono responsabili dell’insorgenza di patologie quali obesità, diabete, infertilità, morbo di Alzheimer e malattie cardiovascolari. Il Parlamento sta discutendo sui limiti da imporre nell’utilizzo di questi prodotti.

I grassi insaturi (o grassi idrogenati o acidi grassi trans – TFA) sono ampiamente utilizzati nel settore alimentare dal 1950. Tra gli alimenti che possono contenerne un’alta percentuale troviamo: pasti pronti, oli da frittura per uso industriale, margarina (molto utilizzata in pasticceria), pane confezionato, torte, biscotti e wafer, popcorn da microonde e più in generale prodotti fritti, zuppe e salse.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci sono pesanti evidenze sui rischi che comporta un utilizzo massiccio di questi grassi. Per tale motivo, si raccomanda un consumo moderato, calcolato in circa l’1% del fabbisogno energetico giornaliero. “Ingerire quantità eccessive di grassi idrogenati aumenta il rischio di malattie cardiache. Gli infarti provocano circa 660mila decessi ogni anno in Europa, corrispondente al 14 per cento della mortalità generale”, spiega Renate Sommer uno dei relatori della risoluzione che il Parlamento voterà mercoledì 26 ottobre.

Negli USA, dal 2006 è obbligatorio inserire nelle etichette dei prodotti la presenza di grassi insaturi. Da quel momento, l’industria alimentare ha ridotto sensibilmente il loro utilizzo nei prodotti.

La legislazione europea non prevede limitazioni nell’utilizzo dei grassi idrogenati e non è obbligatorio palesare la loro presenza in etichetta. Alcuni stati europei, in maniera autonoma, hanno posto dei vincoli:  Danimarca, Austria, Ungheria e Lettonia prevedono dei limiti nella quantità di grassi insaturi negli alimenti;  Belgio, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito e Grecia hanno sostenuto azioni non vincolanti per ridurre il contenuto dei TFA nei cibi; in Bulgaria, Malta, Slovacchia, Regno Unito, Svezia, Finlandia e in altri paesi ci sono raccomandazioni generiche sul loro utilizzo.

In una relazione sui grassi idrogenati (dicembre 2015), la Commissione europea ha ritenuto opportuno indirizzarsi su una legislazione che preveda un limite legale di grassi insaturi per arginare la loro presenza nell’industria alimentare.

Oggi, martedì 25 ottobre, verrà discussa la questione con interrogazioni a Commissione e Consiglio. Mercoledì 26 ottobre in mattinata verrà votato il limite legale di grassi idrogenati negli alimenti. Secondo Sommer “l’introduzione di limiti vincolanti è la misura più efficace” e ritiene che “l’introduzione di limiti vincolanti sulla TFA sia la soluzione più efficace. Come già succede in Danimarca, dove il limite nazionale è stato portato al 2% da alcuni anni, vedremo ridursi le morti dovute a problemi cardiaci”.

Anche Diana Octavia Sârbu, è dello stesso avviso: “I grassi idrogenati hanno un ruolo importante nella comparsa delle malattie cardiache, una delle cause di morte più frequente nel nostro continente. Rispetto alle calorie che forniscono, i grassi insaturi aumentano il rischio di infarti o altre patologie più di ogni altro macro nutrienteIl limite al loro utilizzo è necessario, in questo modo la popolazione sarà meno esposta a questi grassi e ci saranno meno decessi. In Danimarca tutto ciò è già avvenuto e si vedono i risultati nei numeri in calo riguardo all’insorgenza malattie cardiovascolari”.

Fonte Parlamento europeo