Tutta la verità sul cibo

Ci sono molti falsi miti che circondano il settore avicolo, e non solo: alcuni di loro sono piuttosto radicati, altri si diffondono rapidamente attraverso i social media e appaiono sempre più credibili. Di fatto solo pochi consumatori possono venire a contatto con la produzione animale o con le altre produzioni agricole, rendendo sempre più difficile la possibilità di raccogliere informazioni di prima mano, chiare e veritiere.

Parlando in occasione dell’International Poultry Meat Congress, Christine Agnes di Elanco Animal Health ha sottolineato che soprattutto i nuovi media, rendono tutte le persone in grado di fornire o leggere qualsiasi tipo di informazione e, i consumatori, in una posizione difficile, dato che possono credere a tutto o al contrario di tutto. Questo rende ancora più arduo l’impegno dei produttori di fornire il loro punto di vista.

I produttori, tuttavia, non devono far finta di nulla, ma devono prendere in considerazione le percezioni e le accuse da parte dei consumatori e, se i miti che si diffondono tra i consumatori riguardano la produzione zootecnica, occorre prima identificare e comprendere al meglio le idee sbagliate che si diffondono.

Agnes ha illustrato ai delegati i risultati dell’indagine “The Truth About Food” condotta per Enough Movement in 11 paesi americani ed europei.
La comunità Enough è stata creata da Elanco e si descrive come una “comunità globale che lavora insieme per assicurare a tutti l’accesso a cibi nutrienti e convenienti. Comprende consumatori, imprese e singole persone appassionate di soluzioni pratiche per costruire un mondo alimentare sicuro“.

I risultati dell’indagini, pubblicati recentemente online, sono piuttosto interessanti. Ad esempio, due terzi degli intervistati hanno dichiarato di aver acquistato cibi biologici perché pensavano fossero più nutrienti, mentre il 70% riteneva che il biologico fosse un metodo di produzione per l’ambiente.

Ma non è tutto. Negli USA le etichette che riportano una produzione senza ormoni (vietati da tempo in Europa e quindi in Italia) e senza antibiotici aggiunti crea ulteriore confusione. Più del 60% degli intervistati ha ritenuto che “nessun ormone aggiunto” significasse che non esistevano ormoni nel prodotto, non capendo che comunque il prodotto conteneva ormoni naturali; il 25% degli intervistati riteneva che questa affermazione significasse che il prodotto era di qualità superiore.
Per quanto riguarda invece gli antibiotici, circa un terzo degli intervistati ha ritenuto che la carne non etichettataantibiotic freecontenesse antibiotici, ignari della procedura di sospensione cui sono sottoposti gli animali che hanno assunto farmaci, prima di essere macellati.

Comprendere a fondo le idee sbagliate che hanno, o che raggiungono, i consumatori è essenziale, e probabilmente il settore avicolo un’idea se l’è già fatta. Tuttavia il sito web del sondaggio, va oltre la semplice elencazione dei risultati e fornisce ai produttori materiali che possono essere utilizzati per contestare queste idee.

Offre la “realtà” alla base della preoccupazione dei consumatori, e una serie di “verità“, anche con il supporto di video e infografiche.
Enough Movement sta promuovendo i risultati dell’indagine anche sui principali social media, contribuendo a diffondere una prospettiva del settore. Nella pagina Facebook di Enough Movement, le contro argomentazioni sono ben confezionate e facili da capire, e sono pubblicati i pareri e le discussioni di tutte le parti coinvolte.

Fonte WattAgNet