Tail biting nel suino: un modello analitico per la previsione dei rischi

Nel suino la morsicatura della coda è considerata un problema comportamentale, di benessere ed economico e richiede interventi in allevamento appropriati ma spesso complessi. L’articolo intitolato “A cross-sectional study for predicting tail biting risk in pig farms using classification and regression tree analysis”, pubblicato su Science Direct, introduce la metodologie degli Alberi di Classificazione e Regressione (CRT, Classification and Regression Tree) al fine di sviluppare uno strumento per la prevenzione in allevamento delle lesioni acute provocate da questo fenomeno.

La ricerca prevedeva un campione di 60 allevamenti commerciali di suini pesanti. Una visita in allevamento e un’intervista con l’allevatore hanno permesso di raccogliere dati sulla gestione generale dell’allevamento, la salute degli animali, i metodi di prevenzione delle malattie, il controllo climatico e le caratteristiche dell’alimentazione e della produzione.

I risultati hanno suggerito un valore dell’analisi CRT nella gestione dei fattori di rischio della morsicatura della coda a livello specifico per l’allevamento, con una sensibilità dell’86,7% ottenuta con l’albero di classificazione e una correlazione di 0,7 tra prevalenza di morsicatura della coda osservata e prevista con l’albero di regressione.

L’analisi CRT ha permesso di evidenziare 5 variabili principali (intensità di stabulazione, livelli di ammoniaca, numero di suini per allevatore, tipo di pavimentazione e puntualità nella somministrazione del cibo) come fattori predittivi critici di lesioni acute derivanti dalla morsicatura della coda, con un’importanza differente nei diversi sottogruppi di allevamento.

Il modello potrebbe avere applicazioni affidabili e pratiche per il supporto e l’attuazione degli interventi di prevenzione della morsicatura della coda, soprattutto in caso di sottogruppi di suini esposti a rischi maggiori, aiutando allevatori e veterinari a valutare i rischi nel proprio allevamento e a gestirne le variabili predisponenti, concludono gli autori.

Fonte Vet Journal