Stime FAO: record per la produzione mondiale di cereali

Secondo le ultime stime della FAO, l’attuale stagione commerciale (2017/18) dovrebbe terminare con livelli record di scorte di grano e mais, a seguito di raccolti più abbondanti del previsto.

I mercati globali di tutti i principali cereali rimangono ben bilanciati, sostenuti da livelli record di scorte“, recita l’ultimo Bollettino FAO sull’Offerta e Domanda di Cereali, secondo il quale lo Stock to use ratio (il rapporto tra stock finali e utilizzazioni interne), raggiungerà il livello più alto in 16 anni. Le previsioni aggiornate della FAO per la produzione cerealicola mondiale nel 2017 indicano 2.640 milioni di tonnellate, l’1,3% in più rispetto al 2016 e il massimo mai raggiunto.

La FAO ha anche alzato le sue previsioni per la produzione di grano nel 2017, per le aspettative di maggiori raccolti in Canada e Federazione Russa e per il riso, in seguito a una revisione al rialzo in Cina.

 

La Fao ha anche pubblicato le ultime stime dell’Indice dei prezzi alimentari della FAO che a gennaio ha registrato una media di 169,5 punti, rimanendo pressoché invariato rispetto al mese precedente, poiché l’aumento dei prezzi dei cereali di base e dell’olio di palma è stato compensato dal calo delle quotazioni dello zucchero, del burro e del formaggio.

Da dicembre l’indice dei prezzi dei cereali è aumentato di quasi il 2,5%, poiché l’effetto di grandi forniture è stato più che compensato dalle preoccupazioni per le condizioni meteorologiche e da un dollaro statunitense più debole. L’indice, che comprende grano, riso, cereali secondari e mais, è del 6,3% più alto rispetto al livello di gennaio 2017.

L’indice dei prezzi degli oli vegetali è rimasto in pratica invariato a gennaio, poiché i valori dell’olio di palma sono aumentati moderatamente mentre quelli dell’olio di girasole e di quello di colza si sono indeboliti.

L’indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari è diminuito del 2,4%. Le quotazioni internazionali più basse del burro e del formaggio – stimolate da abbondanti scorte nell’emisfero settentrionale e in Australia – hanno controbilanciato i prezzi più elevati del latte in polvere.

L’indice dei prezzi della carne della FAO è rimasto pressoché invariato, poiché la debole domanda d’importazioni di pollame e carne suina ha compensato una maggiore domanda di carne ovina e una riduzione delle quantità di carne bovina offerta sul mercato dall’Oceania.

Fonte FAO