Romania, un paese con grandi potenzialità nel settore suinicolo

In teoria, la Romania potrebbe rivestire un ruolo primario nella produzione di carne di maiale, in quanto gode di ampi spazi, e di una forte tradizione nel consumo di questo tipo di carne. Tuttavia negli ultimi 20 anni la produzione di suini è cambiata, ma non cresciuta.

In Romania la carne di maiale è la più consumata e rappresenta oltre la metà della carne mangiata ogni anno e, sebbene la domanda sia alta, i tassi di consumo annuali sono ancora piuttosto inferiori alla media dell’Unione europea. Nel 2015 il consumo pro capite è stato di 29,1 kg, ben al di sotto della media europea di 40,9 kg. Secondo le gli ultimi dati, nel 2015 l’Austria registrava un consumo pro capite di 56,4 kg, il dato più alto in Europa.

Anche i capi allevati stanno diminuendo. Nel 2016 la Romania ospitava oltre 4,7 milioni di suini, di cui 361.200 riproduttori; ma rispetto agli ultimi anni il numero complessivo di suini è sceso di 219.200 capi (4,4%) mentre i riproduttori sono diminuiti di 13.400 capi (3.6%). La diminuzione è stata inizialmente legata all’embargo alimentare russo. Secondo quanto riferito dall’Associazione dei produttori di carne di maiali (APCPR), il paese è stato soffocato dalle importazioni, a prezzi molto bassi, provenienti dall’Europa e i produttori hanno dovuto vendere rinunciando ai margini. Inoltre i crescenti costi dei mangimi hanno spinto molti piccoli allevatori fuori mercato. Di contro a molti allevatori con oltre 200 scrofe lo Stato aveva proposto di pagare 10.000 euro a capo per aiutarli a mantenere l’attività; iniziativa contestata dall’Unione europea in quanto contraria ai regolamenti comunitari.

Nel 2014 le importazioni di maiale sono aumentate del 9,5% rispetto al 2013; nel 2015 l’aumento è stato dell’11%. Sempre rispetto al 2013 nel biennio 2015-2016 le importazioni di maiali sono aumentate di 46.000 tonnellate e le importazioni totali sono costate circa 343,6 milioni di euro. Dal 2015 al 2016, il settore suinicolo ha registrato una perdita di 75,8 milioni di euro.

Nel 2007 alla Romania è stata vietata l’esportazione di suini vivi a causa della peste suina classica (CSF) che ha colpito molte aree del paese; ma nell’ottobre del 2016 i commerci con l’Unione europei sono ripresi. Nel maggio 2017, la Romania ha ottenuto dall’OIE lo status di un paese privo di peste suina classica, ma solo un paio di mesi dopo, sono stati riportati due casi di peste suina africana (ASF) in due aziende vicino al confine con l’Ucraina, paese in cui spesso si verificano focolai di ASF.

In Romania la società cinese Smithfield Prod. è il più grande produttore di suini e gestisce il macello più moderno del paese, con una capacità di lavorazione di 600 capi all’ora. Smithfield Prod ha sede a Timişoara, e produce carne di maiale fresca e semilavorata con il marchio Comtim. Smithfield Prod si occupa anche della produzione di mangimi.

Ioan Ladosi, presidente dell’Associazione dei produttori suinicoli della Romania, prevede per il settore suinicolo locale un futuro roseo. “Negli ultimi 5 anni l’industria suinicola del paese si è consolidata e ci sono grandi prospettive. Ciò è dimostrato dai grandi investimenti effettuati anche grazie ai programmi di finanziamento dell’UE. La maggior parte delle aziende rumene hanno nuovi impianti con design e tecnologia all’avanguardia. Pertanto, sono in grado di competere con qualsiasi altro produttore europeo. Tuttavia vi è la crescente necessità di lavoratori specializzati e manager esperti. I principali produttori hanno già annunciato piani di sviluppo per aumentare le capacità produttive. L’integrazione del settore allevamento con la macellazione e la trasformazione sta crescendo. Il settore pubblico ha intenzione di investire, nel breve e lungo termine, otre 100 milioni di euro. Sulla base di quanto sopra abbiamo ragione di credere che la Romania vivrà un futuro roseo. Un buon clima e l’ottima disponibilità di cereali a prezzi accessibili, sono motivi aggiuntivi che ci fanno ben sperare

Fonte World Poultry