Retail Monitor, una nuova iniziativa firmata Doxa e Food

Retail Monitor è l’iniziativa nata dalla partnership tra Doxa, prima società indipendente di ricerca e analisi di mercato in Italia, e il magazine Food, che prende il via con una ricerca effettuata in Italia e in altri nove Paesi europei su un aspetto fondamentale nel vissuto del consumatore: il livello di pulizia percepito nel punto vendita.

La ricerca è stata realizzata sul livello di pulizia percepito nei supermercati e ipermercati europei: oltre 1.000 punti vendita di più di 30 insegne visitati nell’arco di una settimana (dal 19 al 25 gennaio 2017), focalizzando l’attenzione sull’ingresso – il biglietto da visita con cui il negozio si presenta al cliente – e poi il reparto ortofrutta e quello del fresco confezionato, cioè due aree molto trafficate e che per le merceologie trattate si prestano a inconvenienti legati all’ordine e alla pulizia dell’ambiente.

Dai dati raccolti emerge un quadro molto positivo della Gdo italiana, con qualche sorpresa rispetto alla freschezza percepita dell’offerta proposta a scaffale.

In generale tutti i Paesi coinvolti “Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Olanda, Polonia, Spagna, Svezia, Turchia) ottengono voti marcatamente positivi. E l’Italia, con l’8,1 di voto medio, è pienamente in linea con la media europea e conquista il terzo gradino del podio. La palma degli iper e super percepiti come più puliti va infatti alla Germania, che arriva a 8,6 di voto medio, seguita da Francia e Spagna con 8,5. Chiude la classifica l’Olanda con 7,4 .

Ridotte le differenze tra i tre spazi presi in esame: a livello europeo l’ingresso si aggiudica un voto medio pari a 8, il reparto dairy fa meglio toccando quota 8,2 a fronte di quello ortofrutta che si ferma a 7,9.

Che cosa non va nei super e iper europei? Nel 30% dei casi è stata riscontrata la presenza di polvere all’ingresso, mentre nel 21% delle rilevazioni sono stati segnalati vetri dei frigoriferi e ripiani sporchi nel dairy. Ma il vero tallone d’Achille è il reparto frutta e verdura, con cibo e altri rifiuti sui pavimenti di ben il 47% dei punti vendita.

Focalizzando l’attenzione sull’Italia, delle sette insegne prese in esame (Carrefour, Conad, Coop, Esselunga, Pam, Simpy, Unes, con 15 punti vendita visitati per ciascuna) a rivelarsi campioni di pulizia all’ingresso dei rispettivi punti vendita sono Esselunga (9,4 di voto medio), Coop (9) e Conad (8,8), tutte e tre attestate sopra il voto medio, già di per sé alto, registrato dal totale campione che è pari a 8,5. La stessa terna di insegne conquista la vetta in fatto di pulizia percepita del reparto frutta e verdura, ma con un ordine di classifica diverso: il primo posto va a Coop, con 8,6 di voto medio a fronte del 7,7 ottenuto dal totale campione. Medaglia d’argento a Conad (8,1), mentre Esselunga stavolta deve ‘accontentarsi’ della piazza d’onore (7,8).

La metodologia adottata da Doxa è quella del crowdsourcing ed è applicabile a un ventaglio molto ampio di situazioni. “Le rilevazioni crowdsourcing sono uno strumento moderno, affidabile e a prezzi ragionevoli” sintetizza Paola Caniglia, Retail & Crowdsourcing Director di Doxa “adatto sia ai distributori che ai produttori. Doxa ha creato una community di oltre 10mila persone, ampiamente rappresentativa della popolazione italiana a livello anagrafico, di reddito e grado di istruzione. L’unico requisito per farne parte è possedere uno smartphone, sul quale scaricare l’app Roamler, sviluppata in Olanda e utilizzata in esclusiva da Doxa in Italia. Grazie alla georeferenziazione, il crowd, cioè il membro della community, riceve una notifica quando è nei pressi di un punto vendita nel quale va fatta una rilevazione. Una volta accettato l’incarico, si ha mezz’ora di tempo per portarlo a termine, altrimenti quel punto vendita torna ad essere proposto ad altri appartenenti alla community. La rilevazione va fatta scattando con lo smartphone delle immagini, che comprovano quanto affermato dal crowd, perché riportano data, ora e luogo in cui sono state realizzate. Lo strumento è molto flessibile e consente di proporre anche questionari o richiedere al crowd di esprimere un proprio giudizio. Le foto sono ovviamente a disposizione del committente, che può quindi avere una rassegna completa e documentata. Quando dico che questo è uno strumento moderno, non mi riferisco solo alla sua componente tecnologica, ma anche al fatto di essere pienamente in linea con i trend della contemporaneità. La condivisione di pensieri ed emozioni unisce le persone e ne fa appunto una comunità, mentre la componente di gioco ci dà modo di formarle attraverso dieci test. La remunerazione incentiva la partecipazione, ma la vera molla del crowdsourcing è il desiderio di essere coinvolti, informati, così come piace molto il fatto di avere l’opportunità di osservare le cose con uno sguardo diverso, cogliendo dettagli nuovi. L’affidabilità è garantita da procedure di controllo affidate a persone e non a un computer: appena il crowd completa l’incarico, il suo lavoro è esaminato da un nostro team che può anche rifiutarlo, se lo giudica errato o incompleto”.

Fonte Foodweb