Report Ismea sui consumi alimentari domestici delle famiglie italiane

Nel terzo trimestre 2016 la spesa delle famiglie per gli acquisti agroalimentari registra una ulteriore lieve flessione (-0,7%), che porta il dato complessivo dei primi nove mesi del 2016 a -1,0 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2015.

Il carrello della spesa degli italiani ancora una volta riflette lo scenario nazionale attuale e ancora una volta fa emergere sobrietà negli acquisti, attenzione al risparmio e scelte merceologiche guidate per lo più da aspetti salutistici. I consumi domestici rimangono deboli, a fronte della tendenza positiva del reddito disponibile determinata dal miglioramento del mercato del lavoro e dalla stabilità dei prezzi al consumo. Aumenta la propensione al risparmio degli italiani, ma anche la distribuzione della ricchezza, con un incremento della quota di famiglie in condizioni di povertà.

Secondo l’ultima indagine del Censis, di riflesso a tale situazione, sono sempre più evidenti le disuguaglianze sociali a tavola e le famiglie meno abbienti sono quelle che più accusano la difficoltà ad accedere agli alimenti con miglior valore nutrizionale. Solo nell’ultimo anno, 16,6 milioni di italiani hanno ridotto il consumo di carne, 10,6 milioni quello di pesce e 3,5 milioni quello di frutta e verdura fresche. Prodotti sostituiti spesso con surrogati artefatti e meno nutrienti che potrebbero essere rischio per la salute.

Così, mentre una parte della società con reddito alto ricerca nel cibo elementi che garantiscano salubrità e che riflettano concetti e valori di eticità e rispetto per l’ambiente, la parte meno abbiente della società si trova a fare tagli alla spesa alimentare, rinunciando spesso ad alimenti base della dieta mediterranea.

Se nel 2015 si era registrato un lieve recupero della spesa per l’agroalimentare, i dati elaborati da Ismea sui risultati dei Panel Nielsen (“vendite presso la distribuzione” e “acquisti delle famiglie“), evidenziano per questi primi nove mesi del 2016, una nuova contrazione della spesa. La tendenza degli acquisti in valore rimane negativa per molti comparti di analisi, soprattutto, ancora una volta, per i prodotti proteici che rappresentano ad oggi un terzo della spesa totale per l’agroalimentare.

Fonte Ismea