Positive le prospettive dell’industria avicola turca

Dopo le difficoltà causate dai numerosi focolai di influenza aviaria nel 2016, i produttori avicoli della Turchia affronteranno un paio di anni positivi, e continueranno a investire in nuove tecnologie e a combattere la disonformazione e lo scetticismo nei confronti del loro settore. Sono questi i messaggi chiave che hanno caratterizzato l’apertura del quarto International Poultry Meat Congress che si è svolto ad Antalya.

Le prospettive sono positive sia per il breve che per il lungo periodo, ha dichiarato Sait Koca, presidente della Poultry Meat and Breeders Association (BESD-BIR), e sul mercato domestico, si prevede che i consumi pro capite raggiungeranno la media internazionale entro il 2025: questo significa che nel paese vi è un elevato potenziale di consumo ma che tuttavia deve essere soddisfatto da una produzione interna in aumento.

Per quanto riguarda il commercio con l’estero, per la Turchia l’Iraq rimane la principale destinazione esportativa di carne di pollame, ma il numero di paesi che richiedono i prodotti turchi sta crescendo, offrendo ai produttori un futuro sempre più brillante in ambito internazionale. Tuttavia il commercio con l’estero non è privo di problematiche. Per esempio la vendita di zampe di pollo in Cina avviene attraverso paesi terzi, il che significa che la Cina paga il prodotto un prezzo maggiore, mentre i produttori turchi non ottengono la giusta redditività.

I mercati d’esportazione sono un punto chiave per il Ministero dell’Agricoltura turco, in quanto il paese è autosufficiente per quanto riguarda i prodotti agricoli in generale ed esporta in 56 paesi in tutto il mondo. Il ministero non si sta concentrando semplicemente sull’aumento dei volumi di esportazione, ma sta aumentando l’attenzione sui mercati chiave. Tuttavia, ha precisato Koca, l’industria avicola turca è particolarmente contrariata dall’atteggiamento dei paesi dell’Unione europea che continuano ad importare polli dalla Turchiaper motivi politici”. La cosa importante da sottolineare, invece è la sicurezza alimentare dei prodotti turchi e la conformità con i principali standard internazionali.

L’industria avicola turca ha inoltre bisogno di contrastare le notizie false sul settore che si stanno diffondendo nel paese, e deve avviare numerose campagne di informazione per informare ed educare meglio l’opinione pubblica.

Il professor Necmettin Ceylan, ha sottolineato che l’industria avicola non deve solo produrre di più per soddisfare la crescente domanda di cibo, ma anche ridurre gli sprechi. Le aree destinate alle coltura non aumenteranno, mentre lo farà la domanda di cibo.
Entro il 2030, il pollame rappresenterà il 39% della produzione di carne mondiale e, sebbene quello avicolo sia considerato il settore zootecnico più sostenibile, aumenterà la richiesta di ridurre le emissioni di gas a effetto serra e l’utilizzo di risorse idriche.
E’ necessario lavorare in collaborazione con scienza e tecnologia ed è necessario investire nella ricerca” ha esortato Ceylan “Rispetto al resto del settore zootecnico, l’industria avicola è meno impattante sull’ambiente, quindi dobbiamo sviluppare i nostri allevamenti considerando sempre la questione ambientale. Dobbiamo seguire un modello sostenibile, che produce più pollame con meno mangimi“.

Ha inoltre esortato i delegati a tenere in considerazione il benessere degli animali non solo nelle loro pratiche aziendali, ma anche nella loro comunicazione in quanto la percezione nei confronti dei consumatori è un aspetto della produzione sempre più importante.

Fonte WattAgNet