Perché sempre più aziende hanno a cuore il benessere animale

Il numero di imprese attive nel settore alimentare, con un impegno attivo nei confronti del benessere degli animali continua a crescere, non solo nelle economie sviluppate ma anche nei mercati in via di sviluppo.

Ma cosa sta guidando questo cambiamento? In base a quanto emerso tra i partecipanti del Business Benchmark on Farm Animal Welfare (BBFAW) – una valutazione delle pratiche e del reporting aziendale sul benessere degli animali – vi è il riconoscimento generale che questo fattore rappresenta un rischio aziendale, che deve essere gestito in modo simile agli altri rischi, e questo sta portando le aziende a integrarlo nelle loro pratiche gestionali.

Inoltre, il benessere degli animali da allevamento è visto come un’opportunità strategica, sia in termini di potenziale per le nuove offerte di prodotti e di accesso al mercato, sia in termini di differenziazione del marchio e miglioramento della reputazione.

Rimane tuttavia ancora da capire chi sta creando questi rischi e queste nuove opportunità. Secondo un recente sondaggio di BBFAW sono proprio i clienti, e i consumatori, a fare pressione in questo senso. Il 78% degli intervistati alla rilevazione dei dati, infatti, ha riferito che è stato proprio l’interesse dei clienti e dei consumatori ad influenzare maggiormente il loro atteggiamento nei confronti del benessere animale. L’interesse dei media è stato citato dal 49% degli intervistati, mentre la pressione delle organizzazioni non governative e degli investitori è determinante per il 46%.

Secondo la dottoressa Rory Sullivan, consulente del BBFAW, la pressione di questi gruppi ha spostato il benessere degli animali dalle fattorie nelle sale dei Consigli di amministrazione e, sempre più spesso, le aziende lo considerano un problema centrare e strategico, insieme a questioni come il cambiamento climatico, l’acqua e la salute pubblica.

L’ultima edizione del BBFAW ha dimostrato che l’importanza attribuita al benessere animale si sta diffondendo in tutti i settori dell’economia alimentare.

Sebbene siano i retailer a dominare la classifica dei principali interessati, nell’ultimo anno è stato coinvolto anche il settore foodservice, che ha colmano il divario esistente rispetto a rivenditori, grossisti, produttori e trasformatori. Un esempio lo fornisce la catena britannica di pub e hotel JD Wetherspoon PLC, entrata per la prima volta in classifica nel 2016 in sesta posizione, ma nel 2017 era già in terza. Il direttore delle relazioni esterne, James Ullman, osserva che il benessere è parte integrante del mantenimento dell’azienda. Il sesto posto ha rappresentato la possibilità di affrontare sfide e cogliere opportunità, e ora l’azienda è pronta ad andare avanti e apportare ulteriori cambiamenti positivi.

Ma al di là della pressione dei clienti, dei consumatori e dell’esigenza di essere sempre più trasparenti, potrebbero esserci altri motivi per cui le aziende nel settore delle proteine animali devono migliorare le loro pratiche di benessere e comunicarle in modo adeguato.

Parlando al lancio dell’ultima edizione del BBFAW, Steve McIvor, amministratore delegato di World Animal Protection, ha dichiarato: “Le pratiche di produzione zootecnica che soddisfano i requisiti di benessere degli animali sono necessarie per mantenere la fiducia dei consumatori. Dato l’interesse e gli investimenti crescenti che alcune aziende stanno facendo per l’individuazione di prodotti creati in laboratorio, la sfida per i produttori di carne e prodotti lattiero-caseari è raggiungere un benessere sempre migliore, all’interno di sistemi di allevamento sostenibili ed efficienti“.

Fonte WattAgNet