Per il commercio post-Brexit aumento vertiginoso delle certificazioni veterinarie

Dopo la finalizzazione dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la stipula dei nuovi accordi commerciali per le carni e alcuni prodotti agricoli, come il latte, la gelatina e il fieno, potrebbe causare un aumento significativo del numero di certificazioni veterinarie necessarie al corretto svolgimento del commercio, richiedendo a molti altri veterinari di svolgere questo ruolo. Lo ha dichiarato la British Veterinary Association BVA rispondendo al Comitato per l’ambiente, l’alimentazione e gli Affari sociali (EfraCom).

Dopo la Brexit, infatti, il Regno Unito non potrà godere della stessa libertà di scambio con i paesi dell’UE e potrebbe quindi essere trattato come un paese terzo. In quanto tale, le esportazioni e le importazioni di prodotti animali o di origine animale da e verso l’UE richiederanno nuove certificazioni veterinarie. Queste dovranno essere redatte e controllate, e quindi sarà necessario un aumento considerevole del numero di veterinari ufficiali.

Secondo il responsabile veterinario del Regno Unito, Nigel Gibbens, il volume dei prodotti che richiedono certificazioni veterinarie potrebbe aumentare di ben 325%. L’Organizzazione mondiale per la salute degli animali (OIE), riconosce da tempo i servizi veterinari e il sistema di certificazione come “fondamentali” per la sicurezza alimentare. Tutti i veterinari, impiegati dai loro rispettivi governi, lavorano come controllori ufficiali sia negli allevamenti, che presso gli impianti, al fine di proteggere il benessere degli animali, l’igiene e la sicurezza alimentare e la sanità pubblica. Per ogni prodotto animale, importato o esportato, i veterinari ufficiali specializzati certificano e sorvegliano il processo di ingresso e uscita delle merci, garantendo un commercio regolare.

Attualmente nel Regno Unito vi sono 1.063 veterinari ufficiali che sono autorizzati dall’Agenzia sanitaria (APHA) a certificare i prodotti alimentari destinati ad essere esportati verso paesi terzi, e questo numero dovrebbe aumentare significativamente per soddisfare l’incremento delle certificazioni che potrebbe derivare dalla Brexit. La BVA esorta quindi il governo a intraprendere una profonda e tempestiva analisi delle certificazione per assicurare la capacità interna di adempiere ai nuovi accordi commerciali.

Per combattere la carenza qualitativa della capacità veterinaria, la BVA chiede al governo di garantire i diritti di lavoro dei veterinari e degli infermieri non britannici che attualmente svolgono attività o stanno studiando nel paese. Il vicepresidente senior della BVA. Gudrun Ravetz ha sottolineato che “i veterinari sono assolutamente vitali per facilitare il commercio britannico, applicando norme che consentono ai consumatori in patria e all’estero di avere fiducia nei prodotti che acquistano. La certificazione veterinaria è richiesta non solo per la carne, ma per tutta una vasta gamma di prodotti come la gelatina nei dolci. Ironia della sorte, i veterinari dell’Unione europea non britannici costituiscono circa il 50% della nostra nuova forza lavoro. Tuttavia, dal referendum ci troviamo di fronte a gravi difficoltà nel reclutamento e nel mantenimento dei veterinari comunitari, il che aumenta la necessità di avere più veterinari a disposizione in grado di svolgere questo cruciale compito per il mercato. E’ importante riconoscere il ruolo che i veterinari hanno per il futuro del commercio britannico: sono una parte integrante dei prossimi negoziati commerciali“.

Fonte Poultry News