Per il 2018 una produzione stabile di uova europee?

Secondo gli ultimi dati forniti dalla Commissione europea, le previsioni per l’industria Ue delle uova sono sostanzialmente stabili: la produzione, infatti, dovrebbe aumentare solamente dello 0,2% arrivando a 7,3 milioni di tonnellate.

I produttori di uova europei sono entrati nel 2018 sostenuti da prospettive macroeconomiche favorevoli e prezzi elevati, che, alla fine del 2017 risultavano superiori del 47% rispetto ai 12 mesi precedenti. Tuttavia, è improbabile che questo livello di prezzi possa essere mantenuto per tutto il resto dell’anno.

Gli aumenti di prezzo che hanno caratterizzato la seconda metà del 2017 sono stati guidati dalle difficoltà registrate nella catena di approvvigionamento,  proprio nel momento in cui la domanda europea di uova era in aumento. Ma già verso la fine dell’anno, i prezzi avevano iniziato a scendere verso livelli più normali. La pressione al rialzo dei prezzi è iniziata a fine luglio, a causa delle significative diminuzioni di produzione che si sono registrate in molti paesi europei, soprattutto il Belgio, maggior fornitore di uova in altri Stati membri, dopo il ritrovamento di casi di contaminazione col firponil.

Tuttavia le preoccupazioni legate all’uso di questa sostanza, se non nel breve periodo, non hanno intaccato la fiducia dei consumatori, e la domanda è ripresa rapidamente.

La scarsità di prodotto sul mercato ha favorito i produttori non coinvolti rappresentando quindi un’opportunità di business. La Francia, per esempio, principale produttore di uova dell’UE, nei mesi di agosto e settembre, ha visto aumentare la domanda di uova prodotte localmente del 25% presso i punti vendita al dettaglio, e del 49% presso l’industria alimentare. Resta tuttavia da vedere se questa preferenza per le uova prodotte localmente sarà mantenuta per tutto il 2018.

Nonostante queste difficoltà si ritiene che nel 2017 la produzione di uova in tutta l’Unione europea sia stata leggermente superiore rispetto al 2016 e che il settore abbia “assorbito il colpo” già verso la fine dell’anno scorso.

Resta tuttavia un ulteriore fattore di indeterminazione: l’influenza aviaria. Tra settembre e novembre dello scorso anno, negli allevamenti commerciali europei sono stati rilevati 48 focolai del ceppo di aviaria altamente patogena H5N8, e 9 focolai hanno interessato gli uccelli selvatici.

In alcuni paesi i focolai hanno preso piede a causa di alcune lacune nelle misure di biosicurezza, facendo intuire che alcuni produttori dovrebbero investire per migliorare le loro procedure e minimizzare l’esposizione al rischio.

Da un punto di vista economico le prospettive per l’area euro sembrano essere positive, in particolare in termini di tasso di occupazione, fattore che potrebbe stimolare la fiducia dei consumatori. Tuttavia la tortuosa strada verso la Brexit potrebbe causare alcuni problemi commerciali. Va ricordato che sebbene il Regno Unito sia tra i principali produttori di uova d’Europa, la produzione interna copre solo il 85% della domanda locale e al momento non è chiaro come il nuovo assetto politico-economico si rifletterà in termini di scambi intracomunitari.

Ma un altro problema che dovranno affrontare i produttori di uova è di carattere gestionale. Nel 2012 tutto il settore è passato al sistema di gabbie arricchite: nel 2016, secondo i dati ufficiali, circa il 56% degli allevamenti europei prevedevano accasamenti in gabbie arricchite, il 25,6% prevedeva sistemi a voliera, il 12,9% il free-range e il 17,8% degli allevamenti erano biologici.

Lo scorso anno, tuttavia, numerose catene di retail e di ristorazione hanno dichiarato di voler acquistare solo uova prodotte fuori gabbia. Si tratta di una ulteriore cambiamento che potrebbe comportare una serie di problemi a livello produttivo ed economico. Chi ha già investito nel passaggio dalle gabbie convenzionali a quelle arricchite dovrebbe supportare l’onere di un nuovo investimento. Chi invece già dispone di un allevamento fuori gabbia potrebbe risentire di un abbassamento dei prezzi, legato alla maggiore offerta proveniente dagli allevamenti convertiti.

Non bisogna infine dimenticare che il passaggio da gabbie convenzionali a gabbie convertite ha comportato la “naturale “ esclusione dal mercato di alcuni produttori che non erano in grado di supportare l’investimento richiesto. La speranza è che questo non succeda con questo nuovo possibile scenario.

Fonte WattAgNet