Parità di condizioni nei settori avicoli mondiali

In occasione del Cinquantesimo anniversario della nascita di a.v.e.c. l’Associazione che rappresenta l’industria della carne avicola dell’Unione europea, oltre il 90% dei trasformatori hanno partecipato alla sua Assemblea generale. Ospite d’onore l’euro-commissario Phil Hogan il quale ha sottolineato il suo impegno per aumentare gli standard produttivi dei paesi terzi che intendono accedere al mercato comunitario. Phil Hogan ha anche ribadito l’impegno a sostenere l’industria del pollame dell’UE, garantendo che gli standard UE per l’accesso al mercato non saranno abbassati in accordi futuri.

Dal canto suo il Presidente di a.v.e.c. Paul Lopez ha ricordato che i membri dell’associazione vogliono “standard identici, non equivalenti. Questo aspetto è essenziale sia a livello di allevamento che in tutta la catena produttiva’‘. In particolare Lopez fa riferimento alla situazione ucraina, che descrive come “il Brasile d’Europa. Qui la produzione è a buon mercato e, allo stesso tempo, non sono soddisfatti tutti i requisiti produttivi comunitari”. Lopez ha sottolineato la nuova situazione dell’Ucraina, che oggi può produrre a prezzi inferiori a quelli brasiliani e argentini, e rappresenta una chiara minaccia alle porte d’Europa. La Russia ha anche beneficiato dell’embargo politico e della svalutazione del rublo ottenendo una maggiore competitività rispetto a tutti i paesi dell’UE, diventando una nuova minaccia per le importazioni. “In quel paese è consentita una densità superiore ai 60 kg di al metro quadro, dando così un vantaggio enorme”.

Lopez ha illustrato la situazione del commercio della carne di pollame nel mercato comunitario, sottolineando lo squilibrio tra importazioni ed esportazioni: mentre in termini di quantità le importazioni sono inferiori alle esportazioni di 569.000 tonnellate, in termini di valore, le importazioni superano le esportazioni di 214 milioni di euro. Ciò è dovuto principalmente alle importazioni di prodotti ad alto valore dal Brasile e dalla Thailandia, dal momento che oggi il 25% della carne consumata nell’UE è importato da paesi terzi.

La revisione delle norme che regolano la gestione dei contingenti tariffari, a scopo di semplificazione, andrà a beneficio delle forniture di paesi terzi e a scapito dei produttori avicoli europei. Per quanto riguarda le esportazioni, l’UE deve rimanere un esportatore netto di carne di pollame e Lopez ha chiesto il sostegno politico della Commissione per combattere le misure protezionistiche sleali del Sud Africa, al fine di evitare l’applicazione di dazi provvisori, prima che venga trovata una soluzione politica.

Negli ultimi anni molti paesi europei hanno dovuto affrontare focolai di influenza aviaria e le azioni immediate intraprese dalle autorità e dai produttori si sono dimostrate efficaci. Tuttavia, a.v.e.c. ed ELPHA (l’Associazione dei produttori di uova da cova e pollame vivo) ritengono che l’OIE dovrebbe rivedere il sistema di notifica dell’aviaria a bassa patogenicità per evitare che venga usato come ostacolo agli scambi con i paesi terzi.

Per quanto riguarda gli antimicrobici, a.v.e.c. ha ribadito il proprio impegno nel sostenere un uso responsabile dei medicinali veterinari e una migliore gestione delle buone pratiche di biosicurezza, per difendere il principio fondamentale che prevenire è meglio che curare. La riduzione del Campylobacter nel pollame è una grande sfida per a.v.e.c., e i membri sono impegnati ad affrontarla con un approccio “step by step” basato sulla ricerca e sulla scienza. L’industria del pollame considera l’uso di sostanze chimiche, come un allontanamento dalla politica europea “dal campo alla tavola“, che invece viene strenuamente difesa da tutto il settore.

Tuttavia la posizione della Commissione che la carne disossata meccanicamente sia diversa dalla carne disossata col coltello, valuta parte della carne di pollame e indebolisce la competitività dell’industria europea. Inoltre, a.v.e.c. difende il diritto del consumatore di essere informato sull’origine della carne importata da paesi terzi, dato che gli standard del pollame importato non sono identici a quelli applicati alla carne avicola europea. Pertanto tutti i prodotti contenenti oltre il 25% di carne di pollame, devono essere etichettati per provenienza UE/non Ue, oltre al nome del paese di provenienza nel secondo caso.

Nell’ultima parte della sua presentazione, il presidente Lopez ha spiegato la necessità di reintrodurre le proteine animali trasformate (PAP) per migliorare l’impatto ambientale del settore e limitare la dipendenza alimentare dalle importazioni di paesi terzi. Lopez ha concluso il suo intervento ribadendo il suo impegno a mantenere la fiducia dei consumatori europei, in particolare nei confronti della carne di pollame prodotta nell’Unione europea.

Fonte World Poultry