Nuovi casi di aviaria in Asia e in Cina

Nel corso degli ultimi giorni le Agenzie per la salute degli animali di Nepal, Arabia Saudita, Sudafrica e Taiwan hanno segnalato nuovi focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI).

Il Ministero dell’Ambiente, dell’Acqua e dell’Agricoltura dell’Arabia Saudita ha riferito all’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE) 3 casi di HPAI che hanno interessato fattorie della regione di Riyadh. I casi, che hanno interessato oltre 580 mila capi e ne hanno causato la morte diretta di 2.100, sono imputabili dal ceppo H5N8. Da dicembre in Arabia Saudita il numero totale di focolai di HPAI è stato 32, che hanno coinvolto oltre 5,5 milioni di capi.

E’ dal 2015 che Taiwan sta combattendo per controllare i casi di aviaria legati al ceppo H5N2. Da inizio di maggio nel paese sono stati segnalati 2 focolai che hanno portato alla perdita di quasi 16.000 capi. Gli ultimi casi riguardano un allevamento di circa 2.500 anatre da carne nella contea di Changhua e uno di quasi 13.500 polli a Yunlin.

Nella regione Bagmati, in Nepal, è stato segnalato un focolaio della variante H5N1. I 6.000 broiler colpiti dalla malattia hanno mostrato riduzione nell’assunzione del cibo e difficoltà respiratorie. Secondo il Ministero dello sviluppo zootecnico, sono stati eliminati tutti gli animali presenti nell’allevamento (4.660 broiler e 75 polli da cortile nella zona) e sono stati distrutti 512 chilogrammi di mangime. Attualmente sono state completate le normali misure igieniche ed è in corso un’attività di sorveglianza.

In Cina gli autori di un nuovo studio, che sarà pubblicato a luglio su Emerging Infectious Diseases, portato avanti da ricercatori cinesi e statunitensi, hanno descritto come “imperatival’azione di sorveglianza del virus dell’influenza aviaria all’interno dei mercati del pollame vivo e tra le popolazioni ad alto rischio. Questo stretto monitoraggio consentirà di allertare tempestivamente in caso di presenza o mutazione dei ceppi H5, H7 e H9. I ricercatori avevano controllato per oltre tre anni la presenza di questi sottotipi di virus in persone che lavoravano con pollame e suini, nella popolazione cinese in generale, e nei mercati di pollame vivo nella città di Wuxi. Lo studio ha permesso di rilevare un’elevata diversità dei virus all’interno dei mercati. Sebbene la sieroprevalenza dei virus H5N1, H7N9 e H9N2 fosse generalmente bassa, anche tra gli operatori di pollame, gli scienziati hanno trovato prove di sieroconversione virale tra alcune delle persone intervistate, indicando la possibilità di comparsa di nuovi tipi di virus.

Secondo l’ultimo rapporto ufficiale all’OIE da parte del Dipartimento dell’agricoltura del Sudafrica, all’inizio di giugno in un allevamento con oltre 30.000 polli è stato identificato il ceppo H5N8 del virus HPAI. L’allevamento si trova nella provincia di Gauteng, nel nord-est del paese. Con questo ultimo focolaio salgono a 190 i casi totali di aviaria registrati nell’ultimo anno.

Infine il Ministero degli affari rurali della Svezia ha confermato all’OIE che un altro uccello selvatico è risultato positivo alla variante del virus H5N6. Si tratta di un’aquila trovata morta lo scorso nella contea di Sodermanland, nel sud-est del paese.

Fonte WattAgNet