Nuove sperimentazioni per i vaccini contro l’influenza aviaria

I virus dell’influenza aviaria altamente patogeni (HPAI) continuano a rappresentare un notevole peso economico per il settore avicolo di tutto il mondo. Nel 2017, sono stati 59 i paesi che hanno trasmesso all’OIE una notifica o un rapporto di follow-up su casi di aviaria a bassa o alta patogenicità che hanno interessato Asia, Europa e Nord America. Se in alcuni casi i focolai potrebbero essere causati da bassi livelli di biosicurezza, in altri è possibile supporre che questo tipo di virus sia diventato endemico in diverse popolazioni di uccelli selvatici.

L’elevato livello di divergenza di HPAI è probabilmente stato causato dal rilancio (shift genetico) del virus di influenza aviaria a bassa patogenicità (LPAI) con sequenze genomiche di HPAI associate a mutazioni nell’H anche conosciute come deriva genetica. Una delle difficoltà legate allo sviluppo di un vaccino contro il virus dell’influenza A (IAV) è riuscire ad abbinare l’antigenico derivante dall’antigene del vaccino con il ceppo circolante al momento.

I vaccini che non corrispondono agli epitopi proteici, che inducono la risposta immunitaria protettiva, forniscono una protezione limitata. Al fine di risolvere questo problema, è stata ottimizzata una sequenza di HPAI H5N1 di clade 2.3.2 per utilizzare codoni delle cellule insettiche. E’ stata inoltre modificata la sequenza originale di aminoacidi per indurre una gamma più vasta di immunità protettiva contro una varietà di diversi ceppi H5.  In questo modo è stato generato un baculovirus ricombinante che codifica la sequenza descritta e che è stato utilizzato per la produzione di antigene vaccinali nelle cellule insettuali.

Il vaccino a base di emulsione oliosa consiste nell’antigene H5 ricombinante e nel ceppo NDS LaSota, prodotto in uova embrionate. I polli SPF di dieci giorni di età sono stati vaccinati per via sottocutanea, e la sfida al virus è stata effettuata a 21 giorni dalla vaccinazione, con ceppi di diverse clade appartenenti ai ceppi di influenza aviaria altamente patogena H5N1, H5N2, H5N6 e H5N8 provenienti da diverse regioni. L’esito è stato studiato fino a 10 giorni dopo l’infezione.

I risultati hanno mostrato una protezione compresa tra l’80% e il 100% in caso di utilizzo di differenti clade H5N1; mentre nel caso siano state usate clade 2.3.4.4, è stata osservata una percentuale di protezione tra il 60% e il 100%, indicando che esistono differenze nell’antigenicità all’interno delle stesse clade. Quando un ceppo H5N1 di clade 2.3.2.1 è stato utilizzato per infettare nuovamente i polli, è stato osservato un alto tasso di protezione (95%). Inoltre grazie ad alcuni esperimenti specifici, è stato osservato che il vaccino in questione può essere utilizzato anche per l’eradicazione del virus in quanto è possibile l’approccio DIVA.

Nel corso di studi effettuati sul campo, il vaccino in questione è stato confrontato con vaccini basati su prodotti iniettabili in uova embrionate. Il tasso di mortalità totale e il tasso di conversione dei mangimi erano minori negli animali trattati con vaccino contenente l’antigene H5 ricombinante prodotto in cellule insettiche. Negli esperimenti sul campo sono stati osservati elevati livelli di interferone γ e IL6 negli animali vaccinati con lo stesso vaccino. Questo significa che il prodotto ha indotto l’attivazione di cellule T CD4-negative e CD8 positive che potrebbero ampliare la risposta immunitaria. I linfociti che attivano IL6 potrebbero anche sostenere la risposta immunitaria H5-directed.

Tuttavia l’esatto meccanismo di una possibile attivazione del vaccino deve essere ulteriormente esplorato. In sintesi l’antigene H5 geneticamente modificato espresso in cellule insettuali può essere utilizzato per la vaccinazione negli allevamenti commerciali. L’uso dei vaccini deve sempre andare di pari passo con l’aumento della biosicurezza e una buona pratica di gestione.

Fonte The Poultry Site