Nelle micotossine la co-occorrenza è ancora un problema

Nei mangimi la presenza di micotossine è associata ad un abbassamento delle prestazioni, dello stato di salute e delle funzioni riproduttive, oltre a maggiori costi sanitari. Nonostante il fatto che esistano soluzioni per evitare la formazione di micotossine o contrastarne gli effetti, in tutto il mondo la prevalenza delle micotossine rimane un problema. Ciò è dovuto a diversi fattori, tra i quali i cambiamenti climatici.

Felicia Wu della Michigan State University afferma che, nei prossimi decenni, i modelli di cambiamento climatico (come per esempio l’aumento delle piogge) influenzeranno i livelli delle micotossine nelle colture e, di conseguenza, i costi per i coltivatori di grano e per i mangimifici.

I costi extra includono, ad esempio quelli connessi ai test da realizzare nei silos, negli impianti di produzione e trasformazione. Oppure i costi di assicurazione del raccolto, influenzati dai livelli molto elevati di micotossine. Inoltre una parte sostanziale di prodotto sarà respinta per gli stessi alti livelli di contaminazione.

Inoltre l’assunzione di ocratossina A (OTA) proveniente dalle diete contaminate dei broiler, per esempio, influisce sulle prestazioni, causa problemi renali e quindi di peso corporeo e mina la redditività dell’allevamento.

Nei suini, deossinivalenolo (DON) e fumonisine (FUM) hanno un effetto negativo sull’integrità dell’intestino: diminuiscono l’efficienza dei vaccini e rendono l’animale più suscettibile alle infezioni patogene.

Ogni anno Biomin effettua un’indagine sulle micotossime, la più approfondita e longeva al momento disponibile. Durante tutto l’anno vengono testati migliaia di campioni per verificare la presenza delle micotossine più importanti. Questi grandi set di dati danno un quadro affidabile sulla prevalenza delle micotossine in tutte le regioni del mondo, aiutando i nutrizionisti animali, gli agricoltori e i commercianti di materie prime a prendere le decisioni utili a migliorare le prestazioni del bestiame e a risparmiare.

L’anno scorso, in 81 paesi diversi, sono stati prelevati 16.511 campioni ed eseguite 99,066 analisi. Un dato ancora maggiore delle 49,626 analisi effettuate sugli 8.271 campioni provenienti da 75 paesi del 2015 Questi numeri si riferisono solo ai 6 principali gruppi di micotossine.
Ma l’indagine comprende anche analisi multiple su 1.378 campioni relative a oltre 380 micotossine e metaboliti.

Quest’anno il dato più importante è che esistono livelli di rischio in termini di percentuale di campioni positivi per almeno una micotossina sopra il livello di soglia. I livelli di soglia per le specie più sensibili sono: aflatossine (Afla); 2 ppb; Zearalenone (ZEN); 50 ppb; deossinivalenolo (DON); 150 ppb; T-2; 50 ppb; fumonisine (FUM); 500 ppb; ocratossina A (OTA); 10 ppb.

Ad esempio, in Asia, la regione in cui nel 2016 il rischio di micotossine è stato il più alto, il livello di rischio è pari a 80%. Ciò significa che 8 campioni su 10 presentavano almeno una micotossina al di sopra dei livelli di soglia. Si tratta del livello di rischio più alto registrato in Asia da quando Biomin ha iniziato la sua indagine.

Per un produttore del settore, un livello elevato di rischio significa che le probabilità di contaminazione da micotossine che possono incidere sulla salute o le prestazioni degli animali sono davvero alte. Alla luce degli ultimi risultati, gli allevatori dovrebbero essere vigili nel monitorare i loro mangimi e le loro materie prime rispetto alle micotossine“, ha spiegato il dottor Timothy Jenkins, di Biomin.

La presenza di più micotossine viene definina “co-occorrenza”. Le micotossine raramente vengono rilevate da sole e in pratica, un gran numero di campioni sono contaminati con più micotossine, dato che il mangime composto contiene una miscela di diversi materiali, ciascuno con il proprio modello di contaminazione da micotossine.

La co-presenza di micotossine può influenzare sia il livello di produzione di micotossine che la tossicità del materiale contaminato. La sfida è affrontare queste diverse micotossine, ciascuna con le proprie modalità d’azione. La co-occorrenza rilevata nell’indagine Biomin ha permesso di testare almeno 3 diversi tipi di micotossine. I dati mostrano che due terzi (66%) dei campioni contenevano 2 o più micotossine. Nel 2015, l’84% di tutti i campioni conteneva almeno 1 micotossina e oltre il 50% ne conteneva diverse.

La contaminazione multipla da micotossine dei mangimi, presenta ulteriori problemi, dato che certe combinazioni di micotossine hanno effetti sinergici che intensificano le conseguenze negative per gli animali.  “La combinazione di Don e ZEN è un abbinamento sinergico noto che sconvolge l’integrità dell’intestino a un livello superiore del solo DON, riducendo le prestazioni degli animali e aprendo la porta agli agenti patogeni” ha spiegato ancora Jenkins “Analogamente l’effetto dello ZEN sui sistemi riproduttivi può essere aggravato dalla presenza del DON“.

Il confronto annuale circa la presenza delle micotossine rivela una serie di tendenze in base alle aree geografiche. Come negli anni precedenti, DON e FUM sono le principali micotossine presenti.

In molte parti dell’Europa sono stati rilevati livelli elevati di deossinivalenolo nei cereali. Le zone intorno alla fioritura erano bagnate nella maggior parte delle aree europee e quindi è stata rilevata un’alta presenza di fusariosi della spiga. Questa malattia produce ZEN e DON. Il 2016 ha visto una leggera flessione dei campioni contaminati con ZEN (dal 48% nel 2015 al 44% nel 2016). Stessa tendenza anche per il DON (dal 74% nel 2015 al 69% dello scorso anno). Questo è anche il motivo per cui il livello di rischio per l’intera Europa è sceso dal 65% al 58%. Tuttavia, i livelli di rischio sono aumentati confrontando i dati dell’ultimo trimestre (quelli più rilevanti per la recente raccolta delle colture) che passano dal 56% al 66%.

Secondo Jenkins “le micotossine sono una minaccia sempre presente, e il tipo di minaccia è sempre in evoluzione. Assistiamo a variazioni di natura geografica, stagionale e annuale. In generale, alcune colture tendono a rappresentare un rischio più elevato di contaminazione da micotossine rispetto ad altre, anche se livello di rischio varia, come abbiamo potuto rilevare quest’anno con i cereali prodotti in Europa o con la soia di alcune regioni del Brasile. Di fronte a una minaccia così varia, i produttori farebbero bene ad applicare un prodotto collaudato per contrastare un ampio spettro di micotossine“.

Fonte All About Feed