Negli USA massima allerta sull’influenza aviaria

Il Dottor Tom DeLiberto, esperto di influenza aviaria, ha parlato con Global Media WATT sulle possibilità che l’influenza si possa diffondere nel corso della stagione migratoria invernale. Il funzionario del Servizio ispettivo sulla salute degli animali e delle piante (APHIS) del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), ha detto che le temperature fredde presenti nel nord del Canada stanno spingendo verso gli USA gli uccelli migratori, che trasportano ceppi di virus potenzialmente devastanti.

Per DeLiberto il periodo migratorio è iniziato ai primi di dicembre e durerà fino alla fine del mese. Dato che gli uccelli sono in movimento, ha incoraggiato gli allevatori a mantenere severe norme di biosicurezza.

Nel corso del 2014 e del 2015 gli allevatori di tacchino e di ovaiole degli Stati del Midwest centrale, hanno potuto sperimentare quanto possa essere grave questa malattia, sia in termini di uccelli morti che di impatti finanziari. Questo ha portato tutto il settore avicolo statunitense ad aumentare i livelli di biosicurezza in tutto il paese.

Da quel momento negli USA è stato registrato solo un piccolo focolaio in Indiana e, all’inizio dell’anno in un numero ristretto di popolazioni selvatiche di uccelli. Ad agosto un’anatra è stata trovata morta vicino a Fairbanks, in Alaska. Un caso non grave che però deve ricordare a tutti che la malattia sta ancora circolando tra gli uccelli selvatici.

Per DeLiberto probabilmente la malattia quest’anno è meno diffusa tra gli uccelli selvatici rispetto al 2015 ma la domanda è se questa sta completamente scomparendo o è presumibile che ricomparirà presto.

Le influenze sono famose per la loro ciclicità: arrivano, spariscono e ritornano. Quindi è possibile che i virus siano in attesa delle condizioni ambientali giuste per incrementare la loro prevalenza” ha spiegato DeLiberto nel’intervista “Se questo accade, potremmo rivivere le stesse epidemie del 2015”.

DeLiberto ricorda che non è possibile sapere se il virus trasportato dagli uccelli selvatici sia ad alta o bassa patogenicità. Questi uccelli volano su vaste aree del continente e alcuni arriveranno fino in Ecuador, se diretti ad ovest, o nei Caraibi, se diretti ad est.

Anche le temperature potrebbero svolgere un ruolo determinante, influenzando il tempo in cui gli uccelli stazioneranno in una determinata area nel corso della loro migrazione. DeLiberto ha detto che i volatili rimarranno dove non è presente neve e ghiaccio. Un inverno più caldo può spingere gli uccelli a trattenersi di più negli Stati settentrionali, diventando una minaccia per la produzione di uova. Un inverno più freddo li spingerà più velocemente verso sud, e quindi verso gli Stati con i maggiori allevamenti di broiler. Probabilmente gli uccelli torneranno verso nord tra febbraio e marzo.

DeLiberto ricorda che nel periodo migratorio gli allevatori avicoli hanno bisogno di fare il possibile in termini di biosicurezza. Le buone pratiche di biosicurezza, ha detto, ridurranno drasticamente il rischio di trasmissione dell’influenza aviaria.

Si pensa che gli uccelli migratori diffondano la malattia attraverso i loro escrementi, e quindi la soluzione sta nel mantenere tali escrementi lontano dai mangimifici che devono restare puliti. DeLiberto, che è un cacciatore di anatre e uccelli, ha detto che gli allevatori e i lavoratori agricoli che vanno a caccia devono fare attenzione a non portare vestiti, stivali, veicoli o mezzi all’interno degli allevamenti, per scongiurare qualsiasi tipo di contaminazione.

L’USDA e gli organismi partner, continueranno ad osservare l’evolversi della situazione attraverso il programma nazionale di monitoraggio.

Fonte WattAgNet