Negli USA il passaggio a uova fuori gabbia crea problemi di mercato

Negli Stati Uniti l’adozione da parte dell’industria avicola di nuovi sistemi di produzione di uova fuori gabbia, o la conversione degli impianti esistenti, sta causando alcuni problemi.

I continui annunci da parte di retailer e catene di ristorazione verso l’acquisizione di uova free-range sta infatti portando a un disallineamento tra domanda e offerta, a meno che i più importanti acquirenti di uova non si adattino presto ad obiettivi intermedi. I futuri impegni d’acquisto per le uova senza gabbia fatti dai principali rivenditori statunitensi, dalle industrie di trasformazione, dal settore della ristorazione, indicano il 2025 come data di adesione. L’idea era di dare ai produttori di uova circa 9 anni per convertire le strutture esistenti o predisporne di nuove, ma i produttori hanno risposto molto rapidamente a questa richiesta.

I dati del Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti, pubblicati lo scorso 26 giugno, indicano che attualmente, negli USA,  sono oltre 44 milioni le galllne allevate fuori gabbia . Il problema è che in questo momento il mercato non riesce ad assorbire questa offerta di uova fuori gabbia e l’impatto negativo di questo eccesso di offerta è stato ingigantito dal fatto che vi è anche un eccesso di fornitura di uova prodotte in gabbia.

I singoli consumatori di fatto non si sono impegnati a comprare uova fuori gabbia e continueranno a comprare quello che vogliono finché ci sarà possibilità di scelta. Di contro sono proprio i rivenditori che devono continuare ad offrire ai consumatori il cibo che preferiscono. Ma se i rivenditori intendono influire così tanto sulla scelta dei consumatori, dovranno impostare e mantenere obiettivi intermedi per le uova fuori gabbia  per evitare un grosso problema di approvvigionamento.

I rivenditori, se vogliono raggiungere almeno degli obiettivi intermedi, devono iniziare ad annullare il divario tra il prezzo al dettaglio delle uova fuori gabbia e quelle prodotte in gabbia. Nei prossimi 8 anni le vendite al dettaglio di uova fuori gabbia non passeranno dall’attuale 55% al 100% previsto dal rivenditore, senza una riduzione del differenziale di prezzo e una grande campagna di promozione.

Fonte WattAgNet