Millennials e Generazione Z mettono sotto pressione l’industria alimentare

A causa delle richieste dei cosiddetti consumatori Millennial e Generazione Z l’industria alimentare sta affrontando una delle più grandi rivoluzioni degli ultimi 30 anni.

Sebbene il prezzo, il gusto e la comodità siano ancora considerati  fattori importanti per le scelte d’acquisto, queste due fasce di popolazione sono sempre più esigenti e attenti a valori come la tracciabilità, l’autenticità e la sostenibilità, che hanno un effetto sulle scelte delle aziende alimentari di tutto il mondo.

In apertura della Conferenza internazionale dell’International Egg Commission, che si è tenuta a Bruges, Peter Freedman, amministratore delegato del Consumer Goods Forum, ha esposto i dati di una recente ricerca, secondo la quale il 71% dei consumatori è preoccupato degli impatti sanitari degli ingredienti artificiali. Freedman ha aggiunto che il 67% degli intervistati vuole conoscere tutto quello che è contenuto nel cibo che mangiano; per Il 61% più breve è l’elenco degli ingredienti più il prodotto è sano e il 68% dice di essere disposto a pagare di più per alimenti senza ingredienti indesiderati.

Questa dovrebbe essere musica per le nostre orecchie. Dieci anni fa, le persone avrebbero menzionato queste cose, ma non avrebbero acquistato questo tipo di prodotti. Ora tutto è cambiato“.

L’industria alimentare si trova anche di fronte a notevoli cambiamenti sul fronte commerciale, a causa dell’aumento del commercio elettronico e la crescita di Amazon e Alibaba. Per rafforzare la loro posizione, entrambe le società sono attualmente interessate a negozi fisici offline. Negli Stati Uniti Amazon ha appena fatto un’offerta a Whole Foods e il presidente di Alibaba Jack Ma ha recentemente descritto il nuovo retail come “l’integrazione di on-line, offline, logistica e dati in una singola catena di valore“.

Alcune aziende alimentari internazionali hanno riconosciuto la necessità di una maggiore sostenibilità. La Danone, per esempio, ha avviato la campagna “One planet, One health” e ha dichiarato di voler cambiare radicalmente l’industria, puntando a un ecosistema alimentare e idrico che funzioni in armonia con le persone, le comunità e l’ambiente.

Julian Madeley, direttore generale dell’IEC, ha invece messo in dubbio la politica di sostenibilità del Consumer Goods Forum sulla soia, che potrebbe avere un impatto enorme sui produttori di tutto il mondo. Da parte sua Freedman ha affermato che il Forum, i cui membri hanno un fatturato di 3,5 miliardi di euro e che impiega 10 milioni di persone, ha istituito un gruppo di lavoro sulla soia, a conferma del loro impegno ad annullare la deforestazione entro la fine del 2020. Questo obiettivo è condiviso da altri gruppi nei settori dell’olio di palma, della pasta e del manzo.

Stiamo esaminando pratiche sostenibili per la soia e stiamo procedendo a cascata lungo tutta la catena alimentare. Siamo molto impegnati in Brasile e, se riusciremo ad ottenere un buon risultato in questa zona, allora potremo trasferire altrove questa nostra esperienza“.

Fonte Poultry World