Malattie dall’uomo agli animali: i casi di zoonosi inversa negli ultimi 30 anni

Negli ultimi anni sono in aumento le segnalazioni di trasmissione di patogeni dall’uomo all’animale o zoonosi inverse. Esempi recenti includono MRSA (Staphylococcus aureus meticillino-resistente) (vedi anche articolo pubblicato sul nostro sito), virus dell’influenza A, Cryptosporidium parvum e Ascaris lumbricoides. Uno studio ha fornito una revisione d’insieme della letteratura pubblicata circa le zoonosi inverse.

Un’iniziale ampia ricerca della letteratura comprendeva 4.763 titoli, 4704 dei quali venivano esclusi perché non soddisfacevano i criteri di inclusione. Dopo un esame attento si includevano 56 articoli (da 56 paesi nel corso di 3 decadi) con casi documentati di trasmissione dall’uomo all’animale. In tali pubblicazioni, 21 (38%) patogeni erano batteri, 16 (29%) virus, 12 (21%) parassiti e 7 (13%) funghi, altro o patogeni multipli.

Gli animali coinvolti erano fauna selvatica (n = 28, 50%), bestiame (n = 24, 43%), animali da compagnia (n = 13, 23%) e animali vari o non esplicitamente menzionati, (n = 2,4%). Le segnalazioni di zoonosi inverse riguardavano tutti i continenti tranne l’Antartico, indicando una minaccia globale.

Dato l’aumento globale delle produzioni animali industriali, le rapide movimentazioni di uomini e animali e l’intreccio più complesso degli habitat di uomo e fauna selvatica, in futuro potrebbe aumentare le possibilità di trasmissione delle malattie dall’uomo agli animali. È auspicabile una maggiore ricerca scientifica in quest’area per una migliore comprensione delle minacce emergenti e riemergenti. L’approccio multidisciplinare quale quello One Health è necessario per mitigare tali problemi.

Fonte VetJournal