L’utilizzo di proteine locali nei mangimi in Europa

Per le aziende zootecniche europee è sempre difficile procurarsi ingredienti proteici a livello locale. Negli ultimi due anni è addirittura scesa la quota complessiva presente nelle diete del bestiame.

E’ quanto affermato in un rapporto di Milieudefensie and Wageningen Environmental Research (Alterra) e Wageningen Livestock Research che hanno analizzato le proteine prodotte a livello locale presenti nella maggior parte dei mangimi composti ricchi di proteine (> 157 grammi per chilo di proteine grezze) utilizzati in Danimarca tra il 2011 e il 2015.

I ricercatori hanno definito “proteine di origine regionale” quegli ingredienti presenti nei mangimi animali con proteine, e che provengono da colture in Europa. La quota di proteine regionale negli alimenti composti utilizzati nell’industria zootecnica olandese è stata del 50% nel 2011, del 45% nel 2013, del 48% nel 2014 e del 45% nel 2015.

La leggera flessione registrata rispetto al 2011, è il risultato di un maggiore utilizzo della soia (prodotta fuori dall’Europa) e di un minore uso di farina di semi di girasole (prodotta a livello regionale). Tuttavia nel 2015 il valore assoluto di proteine regionali impiegato è stato superiore a quello del 2014. Questo perché in quegli anni nei Paesi Bassi il numero di suini e di avicoli è aumentato. Tra il 2013 e il 2015, il numero di suini nei Paesi Bassi è infatti cresciuto di 340.000 animali.

È stato inoltre osservato che l’uso di fonti proteiche regionali varia tra le diverse specie animali e varia nel corso degli anni. Ciò vale in particolare per il pollame. In particolare, nel corso degli anni, il settore dei broiler ha utilizzato sempre meno proteine regionali: ciò è dovuto al fatto che viene utilizzata più farina di soia e meno proteine derivanti da piselli e di patate. Per le galline ovaiole, invece, viene utilizzata meno farina di soia, il che porta ad un aumento del consumo totale di proteine regionali nella loro dieta.

Fonte All About Feed