L’uso non regolamentato di antibiotici sta minando il settore avicolo dell’India

Coprendo il 5,1% della  produzione mondiale di uova, l’India è il terzo più grande produttore dopo Stati Uniti e Cina ed è anche il quarto produttore di pollo dopo Cina, Brasile e Stati Uniti.

Non è quindi una sorpresa il fatto che quello avicolo sia il settore più organizzato della zootecnia indiana. In circa 25 anni, la produzione di uova è salita da pochi milioni a 70 miliardi di unità all’anno, e la produzione di polli da carne ha raggiunto i 3,8 milioni di tonnellate all’anno. E il tasso di crescita è stata costante. Secondo i dati dell’Agricultural and Processed Food Products Export Development Authority (APEDA), l’India ha registrato un aumento della produzione delle uova a un ritmo dell’8-10% annuo, e dei broiler del 12-15%.

Tuttavia, recenti studi condotti in tutto il paese hanno permesso di scoprire residui antimicrobici negli alimenti, e ceppi di batteri resistenti come lo Staphylococcus aureus, enterococchi, E. coli, colera aviare, Campylobacter e Salmonella. Un rapporto pubblicato lo scorso novembre da alcuni ricercatori dell’Università di Hyderabad ha anche evidenziato la presenza di batteri Helicobacter pullorum multiplo-resistenti.

L’India è infatti uno dei maggiori consumatori di antibiotici agricoli del mondo, e consuma circa il 3% del volume globale. Entro il 2030, si prevede che questa percentuale raddoppierà.

Il dottor Siddharth Gautam dell’Istituto Nazionale di sicurezza per le malattie animali, ha detto che in India l’aumento di redditi e popolazione sta facendo aumentare la domanda di proteine. Al fine di rimanere competitivi, i produttori si affidano agli antibiotici piuttosto che migliorare l’igiene e i servizi igienico-sanitari e spesso vengono somministrati come promotori della crescita, pratica assolutamente vietata nell’Unione europea.

Sebbene gli antibiotici contribuiscano a sostenere la produzione alimentare nel paese si parla sempre di più di controllarne l’uso negli allevamenti dato che attualmente non esistono standard di tolleranza per i residui di antibiotici nel pollame, anche ne se esistono per i frutti di mare.

Gautam aggiunge che se l’uso indiscriminato di antibiotici nel pollame è un problema serio, non esiste legge che ne regola l’uso. Attualmente solo due regolamenti, emanati dall’Autorità per la sicurezza alimentare, limitano l’uso di antibiotici negli integratori alimentari e nei mangimi e, sebbene questi servano come mandati vincolanti, la normativa è ancora in fase progettuale.

Anche il dottor Venkatesh del Centro Nazionale per il Controllo delle Malattie, che fa parte del Ministero della Salute e il benessere familiare, ritiene che l’uso di antibiotici nel settore veterinario debba essere regolamentato. Questa minaccia per la salute pubblica ha portato a qualche azione da parte delle autorità indiane. Il Ministero della salute ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per evidenziare i pericoli dell’abuso di antibiotici. Anche se inizialmente era focalizzata sull’uso eccessivo di trattamenti antibiotici da parte degli esseri umani, la campagna mira ora a ridurre l’uso di antibiotici in generale, promuovendone un uso meno frequente e più mirato, oltre all’eliminazine di antibiotici promotori della crescita nella zootecnia.

Venkatesh inoltre riconosce i passi avanti fatti da Unione europea e Stati Uniti:i paesi europei hanno vietato alcuni utilizzi, e l’India sta cercando di adottare misure analoghe. Un comitato di coordinamento inter-settoriale passerà in rassegna i dati, avvierà studi, e specificherà quali antibiotici sono utilizzati e quali leggi sono applicati in altri paesi del mondo per valutarne l’applicabilità in India“. Il comitato cercherà di rendere illegale l’uso di antibiotici veterinari ritenuti più importanti per la salute umana, e vieterà l’uso di antibiotici per scopi non terapeutici, richiedendo tempi di sospensione tra l’uso di antibiotici e la macellazione degli animali.

Fonte The Poultry Site