ll Parere del CESE sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare

Sulla Gazzetta ufficiale europea C 34 del 2 febbraio 2017 è stato pubblicato il Parere del Comitato economico e sociale europeo (CESE) sulla “Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare tra imprese”.

Il Comitato evidenzia la necessità di rimediare alla posizione di debolezza dei soggetti più vulnerabili lungo la filiera alimentare, ponendo fine alle pratiche commerciali sleali delle aziende alimentari al dettaglio e di alcune imprese transnazionali, che aumentano il rischio e l’incertezza per tutti gli operatori e, di conseguenza, sono all’origine di costi superflui.  Tuttavia l’azione di prevenzione non è di per sé sufficiente a risolvere i problemi strutturali di mercato della filiera alimentare, quali gli squilibri temporanei del mercato, la situazione vulnerabile degli agricoltori ecc.

Nella Relazione il CESE invita ancora una volta la Commissione a modificare la normativa UE adattandola alle caratteristiche specifiche dei vari soggetti del settore alimentare e sostiene con vigore la risoluzione del Parlamento europeo del 7 giugno 2016, in cui si evidenzia la necessità di una normativa quadro a livello dell’UE per contrastare le pratiche commerciali sleali, e dare agli agricoltori e ai consumatori europei la possibilità di beneficiare di condizioni di vendita e di acquisto eque.

Il CESE inoltre invita la Commissione e gli Stati membri a intraprendere un’azione rapida per prevenire le pratiche commerciali sleali istituendo una rete di autorità di contrasto armonizzata al livello dell’UE, in modo da creare condizioni di parità nel mercato unico.

Sebbene accolga con favore la creazione della Supply Chain Initiative (SCI — Iniziativa della catena di approvvigionamento) su scala unionale e di altri sistemi nazionali volontari, ritiene necessario garantire che tutte le parti interessate (ad esempio gli agricoltori e i sindacati) vi possano partecipare e che le denunce possano essere presentate in modo anonimo. È inoltre necessario stabilire sanzioni dissuasive. Il CESE propone l’istituzione di un Mediatore dotato di poteri di regolamentazione esercitabili nella fase di mediazione preliminare.

Oltre a raccomandare che ai fornitori, e in particolare agli agricoltori, sia pagato un prezzo non inferiore al costo di produzione, chiede che sia vietata in modo efficace la vendita sottocosto da parte delle aziende alimentari al dettaglio.

Il CESE propone di rafforzare il ruolo e la posizione delle cooperative e delle organizzazioni dei produttori per ristabilire l’equilibrio di potere, poiché esse costituiscono una forma di impresa adeguata e importante, nel cui ambito i produttori agricoli, in quanto proprietari, possono rafforzare insieme, anche alle condizioni del mercato interno, la loro posizione di mercato e possono agire attivamente per riequilibrare la distribuzione del potere di contrattazione nella catena di approvvigionamento alimentare.

Infine il Comitato raccomanda di introdurre il diritto all’azione collettiva, di avviare una campagna di informazione e di sensibilizzazione su scala europea sul “valore degli alimenti”, necessaria per garantire un cambiamento a lungo termine del comportamento dei consumatori.