L’Italia è sempre più una nazione “bio”

Non solo per la produzione di biologico, che ci vede ben posizionati nella top ten mondiale dietro alla Spagna, ma anche per i consumi, in crescita anno su anno da quasi tre lustri, a dispetto della morsa della crisi economica e di tutte le sue ripercussioni pratiche e psicologiche sulla propensione al consumo degli italiani.

Lo si evince dal rapporto dell’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy, che incrocia le informazioni riportate sulle etichette degli 80 mila prodotti digitalizzati dal servizio Immagino di GS1 Italy (ingredienti, tabelle nutrizionali, loghi e certificazioni, claim e indicazioni di consumo) con le rilevazioni Nielsen su venduto (retail measurement service), consumo (consumer panel) e fruizione dei media (panel TV – Internet).

Nonostante i prezzi di vendita generalmente più alti rispetto al totale mass market e la promozionalità inferiore alla media di mercato, il biologico continua a guadagnare spazio nel carrello della spesa. Ma anche sulle confezioni dei prodotti, dove diventa un plus sempre più comunicato ed enfatizzato: dall’Osservatorio Immagino emerge, infatti, che i richiami al biologico sono presenti sulle etichette del 6% dei prodotti rilevati, per una quota a valore del 2,4% in crescita annua del 16,2%. Il biologico si conferma, quindi, un fenomeno ancora vitale, forte del suo trinomio valoriale naturalità/sicurezza/attenzione per l’ambiente che da sempre lo caratterizza e che oggi più che mai ne rafforza il potere di rassicurazione sui consumatori.

Un valore riconosciuto anche a livello di prezzo: tant’è che la crescita a due cifre del giro d’affari registrata l’anno scorso si è realizzata in presenza di una dei più bassi tassi di promozionalità del mass market: 23%.

Le fasce di consumatori più vicine al mondo biologico sono quelle a reddito più alto e non solo in virtù della loro capacità di spesa ma anche della propensione a seguire un’alimentazione più sana e attenta. E anche più “controllata”, dato che i consumatori avvertono un crescente timore riguardo l’affidabilità degli alimenti in termini di tecniche di coltivazione e produzione, uso di ingredienti e additivi, livello di residui chimici e di contaminanti ambientali. Quindi cercano informazioni, garanzie, rassicurazioni e premiano i prodotti che percepiscono come “a maggior garanzia aggiunta” come il biologico, ma non solo. Dato che molta rilevanza hanno acquistato i prodotti vegetariani e quella vegani.

Biologico, veg, ma anche prodotti kosher o halal, sono regimi alimentari che sottintendono una volontà di differenziazione e cesura rispetto alla pancia del mercato, che permettono a chi li segue di fondare su di essi, sulle prescrizioni imposte da questi regimi alimentari, un certo spirito identitario che va al di là del mero riempimento dello stomaco e prevede uno sviluppo valoriale attorno ad essi che ha come epifenomeno più evidente e spendibile proprio la scelta di questa o quell’altra pietanza, almeno delle fasce della popolazione con un reddito e un profilo culturale superiore alla media.  Una rivoluzione superficiale, magari aleatoria e ondivaga, se non mossa da profonde convinzioni ideologiche o precisi precetti religiosi, ma che da conto del cambiamento. Anche solo in chiave edonistico/modaiola.

Complessivamente nell’Osservatorio Immagino, quelli definiti come alimenti collegati ai “lifestyle” (bio, o veg) rappresentano una galassia in cui brillano 3.651 prodotti (9,1% del totale Immagino), con vendite arrivate a 1,5 miliardi di euro (6,1% di quota) e cresciute nel 2016 di ben il 10%. In un caso su tre gli acquisti sono stati fatti in promozione. Le vendite di tutte queste “famiglie” di alimenti sono in aumento (per veg e bio con trend a due cifre) e anche la presenza a scaffale evidenzia una performance positiva: il biologico sfiora un 6% di tutti i prodotti del perimetro Immagino, il veg raggiunge il 2,7%.

Di analoga intensità l’impatto sulle vendite di questi prodotti: se il trend di crescita del biologico è ormai una realtà consolidata (+16,2% nel 2016 rispetto ai 12 mesi precedenti), è il 100% veg il più dinamico visto che si tratta di un segmento giovane e che galoppa a livello di vendite (+10,2% nel 2016).

Il 73% del giro d’affari complessivo dei prodotti biologici si deve a 3,4 milioni di famiglie. In questo caso il reddito è realmente discriminante, perché aumenta proporzionalmente all’aumentare della fedeltà alla spesa bio. I maggiori acquisti di prodotti biologici non si registrano solo tra le persone con redditi sopra media ma anche nelle famiglie con bambini e ragazzi, a conferma dell’attenzione dei genitori per la qualità e la salubrità degli alimenti destinati ai loro figli.

Infine, un’altra caratteristica di questo target di alto acquirenti del biologico è l’elevata sensibilità verso l’informazione, sia quella fornita dai mass media classici sia quella fruibile nel mondo digitale. I fan del biologico passano davanti alla televisione il 30% di tempo in più della media, guardano molto le reti generaliste e quelle free to air, e spendono il 19% di tempo in più sul web, con valori sopra media in tutti i device digitali.

Fonte Osservatorio Immagino