L’interesse dei consumatori promuove la trasparenza nella produzione di mangimi

L’ascesa dei cosiddetti “prosumer“, i consumatori proattivi o professionali, ha spinto l’industria alimentare verso nuovi livelli di trasparenza. I prosumer agiscono, a seconda delle circostanze, come difensori (o detrattori) del marchio, e prendono decisioni di acquisto basate sulla loro “etica, credenza o aspirazione“.  Il loro peso è radicato nella loro competenza tecnologica e nella loro capacità di sfruttare i social network per condurre la conversazione: tra loro influencer, blogger, vlogger etc.

Secondo Aidan Connolly, capo settore innovazione di Alltech i prosumer “stanno condividendo la loro percezione di ciò che è buono e cosa non lo è, e sembrano avere il controllo della discussione, non dei produttori. Questo crea un interessante dilemma: qualcuno possiede un marchio o un prodotto, ma l’immagine è definita da qualcun altro“.

Ma quale sarà il peso dei consumatori proattivi nei confronti della produzione di mangimi per animali?  Mentre negli ultimi dieci anni è cresciuto l’interesse per la filiera agroalimentare locale, la prossima generazione di prosumer potrebbe probabilmente portare avanti l’esplorazione commerciale secondo il seguente modello: feed-to-farm-to-consumer.

Vi è motivo di ritenere che questa tendenza continuerà ulteriormente nella catena di produzione e sarà applicabile anche nel settore dei mangimi“, ha affermato Johan den Hartog, amministratore delegato di GMP + International, osservando che questo genere di consumatori desidera una trasparenza completa.

Mentre il consumatore medio potrebbe non essere interessato ad ogni minimo dettaglio, la trasparenza è sempre più richiesta in alcuni segmenti dell’agricoltura animale e nella produzione di mangimi, come ad esempio quelli biologici.

Fonte WattAgNet