L’informazione e i consumatori “post-verità”

I moderni pensatori amano dire che la società moderna si trova in una fase di “post-verità, in cui le persone sono più propense a seguire le emozioni piuttosto che la ragione.

Una nuova ricerca suggerisce che il consumatore moderno stia vivendo in una sorta di mondo post-verità. A dicembre, il Center for Food Integrity (CFI) ha pubblicato i risultati di quella che chiama ricerca etnografica digitale. Il CFI ha affermato che si tratta di un tentativo di separare ciò che i consumatori dicono di fare, e ciò che effettivamente fanno. In due anni, l’organizzazione ha delineato il comportamento online di 8.500 consumatori, per determinare quale sia la loro opinione sul cibo.

La credibilità delle informazioni è legata al rapporto del consumatore con la verità. Per alcune persone, la verità è oggettiva e le loro opinioni sono radicate nelle prove e nella scienza. Per altri, è soggettiva e ciò che è vero dipende dai desideri e dalle proprie opinioni. La maggior parte dei consumatori, il 74%, vede la verità sul cibo come qualcosa tra l’obiettivo e gli estremi soggettivi.

Il segmento più grande del mercato, che rappresenta il 39% della popolazione dei consumatori, fa parte di un segmento che il CFI definisce “follower. Un consumatore schiacciato dalle informazioni è timoroso di fare la scelta sbagliata. Questo consumatore è alla ricerca di qualcuno che lo guidi su basi sia scientifiche che etiche.

Secondo la ricerca spesso sono i valori a guidare le convinzioni sul cibo, e sono uno degli elementi che maggiormente arriva al consumatore. Il CFI ha affermato che, nello stimolare fiducia, la condivisione di valori è da tre a cinque volte più importante rispetto alla semplice condivisione di informazioni.

Per l’industria avicola, e quella zootecnica in generale, questa ricerca ha aspetti sia positivi che negativi. Dal punto di vista negativo, conferma che solo una piccola minoranza, circa il 15% dei consumatori, considera i fatti e le prove prima di prendere decisioni sul cibo. Ciò mina le informazioni basate sulla scienza che l’industria impiega quando si difende, e conferma il fatto che le persone sono pronte ad ascoltare messaggi basati sulle emozioni, e sono suscettibili alla ripetizione senza sosta di argomenti, magari sfocati, portati avanti da attivisti e troll online.

Di contro la ricerca rappresenta una guida su come adattare il messaggio per attirare maggiormente i consumatori. La trasparenza, attraverso la quale i settore mostra l’iter dall’allevamento alla tavola, è una buona strategia. Ma mostrare i propri valori, o che all’industria interessano le stesse cose e condivide la stessa etica del consumatore medio, è ancora meglio.

Fonte WattAgNet