L’influenza aviaria rallenta la crescita dell’industria avicola della Ue

Nonostante l’aumento della domanda da parte dei consumatori europei, quest’anno il tasso di crescita della produzione di carni avicole dell’Unione europea è significativamente diminuito, dato che l’influenza aviaria ha colpito i principali paesi produttori di pollo.

Le previsioni più recenti pubblicate dalla Commissione Europea suggeriscono che la produzione di carni di pollame da parte degli Stati membri raggiungerà quest’anno i 14,48 milioni di tonnellate, con un incremento di solo lo 0,7%, una percentuale significativamente inferiore rispetto al 4,4% registrato nel 2016. Questo rallentamento della crescita può essere attribuito in gran parte all’impatto dell’influenza aviaria che, sebbene abbia interessato la maggior parte degli Stati Membri, ha colpito in maniera particolare Francia e Germania.

La Francia, per esempio, il più grande produttore di anatre d’Europa, all’inizio dell’anno ha dovuto abbattere oltre un milione di capi tra anatre e oche, per evitare una ulteriore diffusione del virus. In Francia e Germania, ma anche in Italia, le macellazioni del primo trimestre sono diminuite, mentre quelle di Polonia, Spagna e Regno Unito sono aumentate di circa il 10%.
Anche se il numero di focolai di aviaria è diminuito, alcuni casi sono stati rilevati a metà luglio in 6 stati comunitari.

In termini di commercio internazionale l’Europa è il terzo più grande esportatore mondiale di carni di pollame e, a lungo termine, le esportazioni dovrebbero continuare ad aumentare. Tuttavia, la prima metà dell’anno ha visto un’inversione del trend di crescita. Alcuni paesi stranieri, a causa dell’aviaria, hanno chiuso o limitato i commerci con l’Unione europea. Le esportazioni sono quindi diminuite di quasi il 3% nei primi cinque mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2016.

Tuttavia, sebbene nel complesso le esportazioni siano diminuite, non tutti i mercati esportativi sono risultati negativi. In particolare le vendite verso il Ghana sono aumentate di oltre il 48%, mentre quelle in Ucraina sono aumentate di oltre il 43%. Nonostante tutto sono state registrate diminuzioni significative, anche a due cifre, in diversi mercati importanti.

Nei primi cinque mesi del 2017 anche i volumi di importazione sono diminuiti, di quasi l’8%, ma ancora una volta, il risultato è la combinazione tra la diminuzione delle importazioni dal Cile (13%) e l’aumento dall’Ucraina (71%).

Ma se le vendite all’estero sono difficoltose, il mercato domestico offre qualche spiraglio. Quest’anno il consumo pro capite dovrebbe aumentare lievemente raggiungendo i 23,81 kg a persona: in particolare le carni bianche sono scelte non solo dai consumatori che desiderano mangiare in modo più sano, sebbene i prezzi di metà anno siano anche leggermente più alti della media.

Fonte WattAgNet