L’influenza aviaria altamente patogena non persiste negli uccelli selvatici

Alcune prove scientifiche suggeriscono che i virus influenzali altamente patogeni, simili al virus dell’influenza aviaria H5, che hanno devastato le aziende statunitensi tra il 2014 e il 2015, non persistono negli uccelli selvatici.

La ricerca, condotta dall’ospedale di ricerca di St Jude Children, ha scoperto che, mentre le anatre selvatiche e gli altri uccelli acquatici sono ospiti naturali dei virus a basso patogenicità, non lo sono dei virus altamente patogeni.

L’autore Robert Webster ha detto che i risultati hanno fornito una base scientifica a seguito delle decisioni prese dagli ufficiali in merito agli abbattimenti e alle quarantene necessarie a fermare i focolai registrati nel pollame nel periodo 2014/5. Ma la ricerca si è resa necessaria per identificare il meccanismo che si è evoluto negli uccelli selvatici per interrompere la perpetuazione dell’influenza altamente patogena.

Nello studio, pubblicato nel Proceedings of the National Academy of Sciences, i ricercatori hanno analizzato i campioni biologici e i tamponi prelevati dalla gola di oltre 22.000 anatre selvatiche e altri volatili acquatici raccolti prima, durante e dopo un focolaio di influenza H5 rilevato nel pollame americano in quegli anni. I campionamenti sono stati eseguiti da ricercatori dell’Università della Georgia, dell’Ohio State University e sono stati finanziati dai Centri di Eccellenza per la Ricerca e la Sorveglianza dell’Influenza

Il focolaio era legato al virus altamente patogenico di influenza aviaria H5N8 che dall’Asia aveva raggiunto, attraverso uccelli acquatici migratori, il Nord America. Il virus H5N8 puro, con geni misti, o con altri virus influenzali individuati negli uccelli acquatici nordamericani, ha innescato 248 focolai in allevamenti commerciali e da cortile tra tra Stati Uniti e Canada, comportando un costo di quasi 5 miliardi di dollari. Gli operatori del settore avicolo e sanitario hanno messo in atto una serie di misure per eliminare i focolai e il pollame infetto e l’ultimo caso è stato riportato nel giugno del 2015. La preoccupazione di tutto il settore americano era che il virus altamente patogeno potesse rientrare negli allevamenti avicoli attraverso gli uccelli migratori.

Ma nessuno degli uccelli migratori inclusi nell’analisi effettuata in Canada, lungo il Mississippi e lungo la costa atlantica, sono stati infettati da virus influenzali altamente patogeni.  Secondo il professor Webster tali virus non sono stati identificati in nessuno degli oltre 100.000 uccelli selvatici testati poiché il campionamento di sorveglianza dell’influenza è iniziato 43 anni fa.

L’immunità esistente negli uccelli selvatici è uno dei possibili fattori che possono spiegare perché i virus influenzali altamente patogeni di influenza aviaria non si stabiliscano nelle popolazioni di uccelli selvatici. Ma una comprensione più completa dei meccanismi in atto supporterebbe gli sforzi necessari a prevenire, controllare e sradicare questi pericolosi virus che colpiscono il settore avicolo di tutto il mondo“.

Fonte Poultry World