L’impatto ambientale dell’alimentazione delle galline

I risultati di una ricerca effettuata dal Campus di Okanagan dell’Università della British Columbia (UBC) confermano che alimentare il pollame con mangimi vegetali biologici può contribuire a produrre uova con un’impronta ambientale minore.

Il bio-economicsta Nathan Pelletier ha effettuato il Life Cycle Assessment (LCA) su tutta la catena di fornitura delle uova e degli ovoprodotti canadesi, per verificare le opportunità in termini di efficienza del sistema stesso e la possibilità di miglioramenti ambientali.

Il suo studio ha mostrato che prendendo in considerazione alcune variabili, in particolare la composizione dei mangimi, è stato possibile influire sulla produzione delle emissioni di carbonio e sulla domanda degli input produttivi.

Con oltre 1 000 aziende registrate che producono oltre 70 milioni di tonnellate di uova ogni anno, l’industria canadese delle uova rappresenta bene le opportunità e le sfide da affrontare nella gestione di sistemi produttivi alimentari che hanno obiettivi di sostenibilità” afferma Pelletier.

Per il calcolo della LCA delle aziende di uova canadesi Pelletier ha considerato tutte le caratteristiche dell’intera catena di approvvigionamento delle uova, dal tipo di alimentazione e alloggio, alla gestione del letame. Si tratta di un approccio sistematico, che quantifica i flussi di materiali, l’energia e le emissioni associate alle singole attività.

I risultati di Pelletier hanno mostrato che, rispetto a tutte le altre variabili esaminate, il sistema di gestione dei mangimi e del letame sono i fattori che hanno la maggiore influenza sugli impatti ambientali. Il mangime bio derivato da fonti non-animali, richiede minori risorse e produce minori emissioni rispetto ai mangimi convenzionali.

L’allevamento canadese di uova è molto diversificato. Le aziende agricole hanno dimensioni variabili che vanno da alcune centinaia di galline a oltre 400.000; inoltre variano anche le efficienze a livello di singola azienda” afferma Pelletier “In termini di prestazioni ambientali vi è un grosso divario tra gli allevatori più piccoli e quelli più grandi”.

Si tratta del primo studio di riferimento nazionale della catena canadese delle uova canadesi e Pelletier ritiene che offra importanti stimoli per migliorare il profilo della sostenibilità del settore. “Questi dati permetteranno ai partecipanti alla catena di approvvigionamento di valutare le loro prestazioni individuali rispetto ai benchmark nazionali specifici del sistema abitativo, e per capire come e in che misura sia possibile migliorare le prestazioni. Il nostro prossimo passo è costruire uno strumento online che permetterà agli agricoltori di misurare gli impatti specifici dell’azienda, stabilire nuovi obiettivi e segnalare e comunicare le proprie prestazioni in termini di sostenibilità. In definitiva, sarebbe possibile una riduzione dell’uso delle risorse e della produzione delle emissioni di oltre il 50%“.

Lo studio, pubblicato su Journal of Cleaner Production, è stato finanziato da Egg Farmers of Canada.

Fonte The Poultry Site