Le scappatoie dell’Ucraina per esportare pollo nell’Unione europea

Gli europarlamentari olandesi Annie Schreijer-Pierik e Jeroen Lenaers hanno presentato alla Commissione europea un’interrogazione relativamente alle pratiche commerciali che permettono all’Ucraina di importare pollo nell’Unione europea.

L’interrogazione prende spunto da una risposta di Phil Hogan ad una precedente interrogazione, attraverso la quale il Commissario europeo chiariva che la Commissione è a conoscenza del fatto che gli allevatori di pollame ucraini abusano dell’accordo di libero scambio con l’Unione europea e che stanno deliberatamente eludendo i dazi all’importazione creando un particolare taglio di carne (il petto con un piccolo pezzo di ala) a dazio zero. La Commissione ha finora “solo invitato l’Ucraina ad affrontare congiuntamente questa situazione nel quadro del Deep and Comprehensive Free Trade Areas – DCFTA” e ha ricordato alle autorità ucraine “che l’importazione di petto di pollo è sempre stata una questione delicata“. Finora, questa posizione tuttavia non ha prodotto alcun risultato.

Gli europarlamentari quindi chiedono alla Commissione se è a conoscenza del grave danno economico che questo abuso sta causando ai produttori di carne di pollo all’interno dell’UE e se concorda sul fatto che occorrono misure più severe per evitare questo abuso e nel caso quali soluzioni intenda mettere in atto per fermarlo.

Ma cosa sta succedendo? Nelle negoziazioni con l’Ucraina sebbene le carni avicole fossero considerate un prodotto “sensibile” la Commissione ha liberalizzato un codice doganale ad esse riferito. I produttori ucraini hanno creato un taglio specifico, mai commercializzato prima, che comprende il petto e un piccolo pezzo di ala, formato che permette al prodotto di essere compreso all’interno della tariffa suddetta.

Questo prodotto, viene quindi spedito in Unione europea e successivamente trasformato dagli Stati membri. In pratica viene prodotto, macellato e tagliato in Ucraina e, dopo il suo arrivo in Europa, trasformato in filetto all’interno di impianti di proprietà di società ucraine. A questo punto il filetto può essere venduto all’interno dell’Unione europea a un prezzo molto basso dato che i costi di produzione dell’Ucraina sono inferiori del 40% rispetto a quelli europei. Inoltre il prodotto finale viene commercializzato con il marchio di una società europea e senza evidenziare l’origine ucraina del prodotto stesso.

Questo prodotto viene commercializzato in canali specifici o viene ulteriormente trasformato in prodotti per cui non è obbligatoria l’etichettatura di origine della carne.

Di fatto senza un’azione da parte delle autorità europee il mercato comunitario sarà invaso dal pollo ucraino, mettendo a rischio la stabilità del settore avicolo Ue.