Le politiche espansionistiche potrebbero creare problemi all’industria avicola USA

Per il settore zootecnico statunitense, la recessione economica, che ha comportato anche importanti aumenti dei prezzi dei mangimi, e l’epidemia di influenza aviaria altamente patogena del 2015, sembrano ormai ricordi lontani, e le frustrazioni e le difficoltà di quei momenti stanno lasciando il posto ad un crescente ottimismo.

 

Chi vede tutto rosa sottolinea, giustamente, che la domanda internazionale di carne e proteine sta crescendo, creando nuove opportunità per esportare la produzione in eccesso. E anche il livello della domanda interna ispira molta più fiducia di quanto non fosse sei o sette anni fa. Ma forse non è il caso di sottovalutare la portata degli attuali sforzi espansivi messi in atto dal governo americano, soprattutto in termini produttivi.

Si prevede che nel 2018 la produzione statunitense di carni rosse e pollame aumenterà del 4%, arrivando a 103 miliardi di libbre rispetto ai 99,3 miliardi del 2017. L’aumento è guidato in particolare dall’industria suinicola, ma anche quella bovina e avicola stanno facendo la loro parte in termini di aumento produttivo.

Nel 2017 i margini di profitto dell’industria avicola statunitense sono stati piuttosto elevati, stimolando una serie di investimenti. Il conseguente aumento della capacità produttiva porta a pensare che nel 2018 la produzione di broiler USA arriverà a 43,2 miliardi di libbre (ready-to-cook), con un aumento di circa il 4% rispetto ai 41,7 miliardi del 2017.

Ma nel quadro generale vanno inseriti anche gli sviluppi internazionali. Il settore zootecnico, infatti, si sta espandendo rapidamente un po’ in tutto il mondo, contribuendo a soddisfare una crescita della domanda locale e limitando, almeno in apparenza, le potenziali esportazioni statunitensi. Molti ritengono che gli effetti combinati della crescita delle esportazioni e dell’aumento della popolazione non saranno sufficienti ad assorbire completamente l’aumento della produzione di carni rosse e pollame prevista nel 2018 per gli Stati Uniti. Di conseguenza, si prevede che quest’anno negli USA la disponibilità pro capite di carni rosse e bianche aumenterà del 2% arrivando a 182,8 libbre (prodotto disossato) rispetto alle 178,8 del 2017. In particolare sarà proprio la disponibilità pro capite di carne bianca ad aumentare in maniera drastica. Si prevede infatti un aumento di oltre il 3%, per circa circa 66,6 libbre pro capite rispetto alle 64,6 del 2017.

L’industria zootecnica americana quindi dovrebbe essere un po’ preoccupata del fatto che i volumi produttivi stiano crescendo ad un ritmo superiore a quanto crescano i livelli delle esportazioni e della popolazione. Se non verranno rivisti gli sforzi espansivi, o non sarà possibile stimolare ulteriormente le esportazioni, nel 2019 il mercato zootecnico statunitense potrebbe dover affrontare un territorio finora inesplorato. L’industria avicola statunitense ha già mostrato, in caso di turbative esterne, la sua debolezza ma, visti gli attuali trend di crescita, i primi segnali di difficoltà potrebbero scatenarsi anche senza shock esterni.

Fonte WattAgNet