Le misure su lavoro e previdenza della cosiddetta “Manovrina”

Nel recente decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, la cosiddetta Manovrina, sono contenute alcune norme sul fronte lavoro e previdenza degne di attenzione e già in vigore:

PREMI DI PRODUTTIVITA’
La disposizione sicuramente più significativa è quella contenuta nell’art. 55 con cui si ripristina il meccanismo premiale per le imprese di decontribuzione dei premi di produttività erogati ai lavoratori.
La misura non era più in vigore dal 2016 e, quindi, sarà applicabile a tutti i contratti di 2 livello siglati dall’entrata in vigore del decreto, ma non a quelli riferiti a periodi precedenti.

Nel merito, questa nuova formula di decontribuzione assume dei connotati diversi rispetto al passato sia per quanto riguarda presupposti applicativi, sia per l’entità dello sgravio, comportando contestualmente una modifica al regime di tassazione agevolata (aliquota secca al 10%) in favore dei lavoratori, già in vigore ai sensi della legge di stabilità 2016, sebbene recentemente modificato dall’ultima legge di bilancio 2017.
In particolare, per tutti i lavoratori subordinati che nell’anno precedente hanno avuto un reddito fino a 80.000 euro e con riferimento a premi di risultato (di ammontare variabile legati a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili) erogati in esecuzione di contratti di II livello sottoscritti a partire dal 24 aprile 2017, si prevede:
un unico tetto per la tassazione agevolata del 10% fermo a 3 mila euro, senza più alcun innalzamento a 4 mila in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro;
– in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro uno sgravio contributivo sui primi 800 € di premio corrisposti, che si concretizza rispettivamente in una riduzione di 20 punti percentuali della contribuzione a carico del datore di lavoro e in un azzeramento della contribuzione a carico del lavoratore (in media circa 9 punti percentuali).

Alla riduzione dei contributi pagati, e in considerazione del regime contributivo vigente, corrisponde una riduzione di pari importo valida ai fini pensionistici del lavoratore. Questa minore contribuzione non è compensata dallo Stato.
Rispetto alla nozione di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro, la cosiddetta partecipazione organizzativa, si continua a far riferimento alle indicazioni ricavabili dal combinato disposto del Decreto Interministeriale del 25 marzo 2016 e della Circolare Agenzia dell’Entrate n. 28/E del 15 giugno 2016. Tale coinvolgimento dovrà essere espressamente previsto nel contratto di secondo livello e che non si ritengono sufficienti né una mera consultazione né gruppi/comitati di semplice addestramento/formazione dei lavoratori, richiedendosi invece la “necessità che i lavoratori intervengano, operino ed esprimano opinioni che, in quello specifico contesto, siano di pari livello, importanza e dignità di quelle espresse dai responsabili aziendali …

ANTICIPAZIONE PENSIONISTICA – APE
In materia pensionistica, l’art. 53 contiene 3 correttivi alle disposizioni di flessibilità pensionistica in uscita introdotte dall’ultima legge di bilancio 2017 e ormai prossime alla loro attuazione. In particolare:

  • al comma 1, il riconoscimento del diritto di accesso all’APE sociale, fermi restando tutti gli altri requisiti, ai lavoratori impegnati da almeno 6 anni continuativi in attività particolarmente rischiose e faticose, come specificate nell’allegato C della legge 232/2016 (tra cui, ad esempio, personale sanitario/infermieristico, facchini, addetti pulizie e operatori ecologici, maestre asili nido e scuola materna), considerando – è questa la novità – che eventuali interruzioni dell’attività in questi ultimi 6 anni per un periodo complessivamente non superiore a 12 mesi NON rilevano, qualora siano compensate dallo svolgimento della medesima attività per un periodo corrispondente nel 7° anno precedente la decorrenza dell’APE;
  • al comma 2, analogamente, la possibilità di andare in pensione con soli 41 anni di anzianità contributiva (prescindendo dall’età anagrafica) in qualità di lavoratori precoci, fermi restando tutti gli altri requisiti, ai lavoratori impegnati da almeno 6 anni continuativi in attività particolarmente rischiose e faticose, come specificate nell’allegato E della legge 232/2016 (identico all’allegato C di cui sopra), anche qui considerando che eventuali interruzioni dell’attività in questi ultimi 6 anni per un periodo complessivamente non superiore a 12 mesi NON rilevano, qualora siano compensate dallo svolgimento della medesima attività per un periodo corrispondente nel 7° anno precedente, la decorrenza dell’APE;
  • al comma 3, la possibilità che per l’APE volontaria i finanziamenti coperti dal previsto Fondo di garanzia del MEF possano essere cartolarizzati dai gruppi bancari aderenti al previsto accordo quadro.

Fonte Confcooperative