Le galline allevate fuori gabbia sono più sane?

Non abbiamo messo gli animali in gabbia senza motivo“, ha detto Kelli Jones, DVM, alla convention Live Production, Welfare and Biosecurity che si è svolta lo scorso 19 settembre a Nashville, nel Tennessee. Jones ha analizzato il sistema di produzione fuori gabbia delle uova sia dal punto di vista dei produttori che quello dei consumatori, analizzando non solo gli aspetti produttivi ma anche finanziari.

La percezione del cliente è la forza trainante dietro il movimento a favore della produzione di uova fuori gabbia, ma potrebbero esserci delle incomprensioni su quello che è veramente questo tipo di allevamento.

Il motivo per cui abbiamo messo le galline in gabbia è perché, come produttori, vogliamo uova pulite e intere“, ha spiegato Jones. “I produttori hanno anche voluto assicurare le migliori pratiche di benessere degli animali. Il livello produttivo e la pulizia delle uova sono minori se le galline sono fuori gabbia” ha spiegato Jones.

Da un punto di vista finanziario non solo i produttori devono preoccuparsi del rischio sanitario che corrono i propri animali, e delle attrezzature necessarie, ma alcuni consumatori potrebbero non essere disposti a pagare di più per uova prodotte fuori gabbia, senza tener conto che per la produzione fuori gabbia sono necessari più dipendenti e più mangimi.

Ci sono preoccupazioni in termini di benessere. Numerose pubblicazioni confermano tutti i dubbi relative alla produzione fuori gabbia” ha continuato Jones. I consumatori potrebbero non capire che per gli animali un sistema abitativo fuori gabbia è potenzialmente più dannoso. “Nelle gabbie, sappiamo esattamente quello e quanto mangiano le nostre galline” e se una smette di mangiare lo fa perché è malata e i produttori se ne accorgono subito.

Inoltre produzione e animali sono protetti dai fattori meteorologici; le galline possono anche essere gestite meglio da un punto di vista della biosicurezza, oltre al fatto che sono maggiormente protette dai predatori.

Ma il problema non riguarda solo le galline. “Nella produzione fuori gabbia la gestione dei rifiuti è un problema non solo per gli animali, ma anche per l’ambiente e la qualità dell’aria” ha spiegato Jones. Un sistema fuori gabbia senza convogliatori per rimuovere i rifiuti, provoca un aumento di ammoniaca. “Non credo che l’opinione pubblica ne sia a conoscenza”.

Parassiti e malattie intestinali rappresentano un rischio più alto se gli uccelli hanno libero accesso alla materia fecale, come di solito avviene in un sistema fuori gabbia, aumentando notevolmente il tasso di mortalità.

Inoltre è risaputo che in termini fisici gli avicoli allevati fuori gabbia presentano maggiori fratture agli arti perché hanno maggiore libertà di movimento e possono trovarsi in situazioni più rischiose.

Jones ha fatto riferimento a uno studio secondo il quale i sistemi avicoli aperti hanno maggiori possibilità di produrre uova contaminate da Salmonella e livelli superiori di Campylobacter, il che fa aumentare le preoccupazioni in termini di sicurezza alimentare.

Jones ritiene inoltre che sia importante formare i produttori prima di scegliere nuovi sistemi di allevamento che potrebbero comportare l’aumento di alcune malattie e parassiti interni, o mutarli in forme finora sconosciute. Alcune delle malattie che l’industria delle ovaiole ha incontrato sono state curate con i vaccini, sistema che sarà più difficile da gestire in un sistema fuori gabbia. Per esempio “il reovirus è diventato più difficile combattere e l’industria commerciale non può produrre un vaccino per stare al suo passo“, ha precisato Jones. Inoltre i parassiti comportano una riduzione della produzione di uova.

Jones ritiene che nel futuro le pratiche di gestione saranno più importanti che mai. L’industria dovrà scegliere se passare o meno a una produzione fuori gabbia considerando tutti questi aspetti. Ma “il pubblico sa cosa è più sano?“. Quello che li guida è solo la percezione.

Fonte WattAgNet