L’atomizzazione dei vaccini: una strada promettente per l’immunizzazione dell’influenza

Tra qualche tempo la vaccinazione di massa del pollame contro l’influenza aviaria sarà una valida opzione. Questo secondo il professore di vaccinologia Anke Huckriede dell’Università di Groningen. Una buona immunizzazione può infatti essere garantita mediante l’atomizzazione del vaccino nel pollaio.

In qualità di professore di vaccinologia del Dipartimento di Microbiologia Medica del Centro Medico Universitario di Groningen, Anke Huckriede supervisiona la ricerca volta allo sviluppo delle possibilità di vaccinazione di massa del pollame. Il modo migliore per vaccinare in massa il pollame è l’inalazione. Quindi, nel febbraio 2013 un consorzio olandese composto da scienziati dell’Università di Groningen, del Centro Medico Universitario di Groningen, dell’Università di Utrecht e dell’Istituto veterinario centrale di Lelystad, ha avviato un primo progetto di ricerca chiamato “’La vaccinazione polmonare dei polli contro l’influenza aviaria utilizzando un vaccino con virus inattivato”.

Nel 2014 i principali risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista medico-scientifica Vaccine. Come riporta Huckriede nello studio è stato “dimostrato che mediante un vaccino in polvere somministrato attraverso le vie aeree possiamo indurre una risposta immunitaria nel pollame. I miei colleghi, il professor Erik Frijlink e dottor Wouter Hinrichs dell’Università di Groningen, hanno individuato il metodo per trasformare un vaccino liquido in una polvere secca stabile. Oltre al fatto che siamo riusciti a vaccinare gli animali attraverso la somministrazione di una polvere secca attraverso i polmoni, è stato utilizzato un vaccino inattivato. Prima, l’inoculazione per le vie aeree riusciva solo con un vaccino costituito da particelle virali vive. Ora le particelle di polvere sottili atomizzate possono essere inalate dagli uccelli e a lungo andare questo apre possibilità alla vaccinazione di massa”.

Huckriede ammette che i metodi sviluppati non possono ancora essere utilizzati sul campo, tuttavia, i primi risultati mostrano che la piena protezione degli animali contro sintomi di malattia associati con l’influenza aviaria potrebbe essere raggiunta con la somministrazione diretta nei polmoni del vaccino in polvere. Inoltre, l’escrezione del virus in questi animali vaccinati è stata ridotta praticamente a zero.

Abbiamo anche fatto un test, per misurare l’effetto della polverizzazione del vaccino in una scatola, lasciando che i polli inalassero il vaccino per 10 minuti. Abbiamo visto che i polli vaccinati con questo metodo creavano con successo una adeguata risposta immunitaria. Tuttavia la risposta non è stata così forte come quella dei polli cui il vaccino era stato direttamente inoculato nei polmoni. Ma quando i polli infetti sono stati vaccinati attraverso inalazione, hanno mostrato segni meno evidenti di malattia rispetto al gruppo di controllo non vaccinato”.

La vaccinazione ha avuto anche un visibile, anche se modesto, effetto sulla trasmissione del virus nel pollame. I risultati ottenuti dimostrano che i polli possono essere vaccinati con successo attraverso l’aria. Secondo il professore il passo successivo è esaminare se un vaccino più potente, una dose maggiore di vaccino e/o più esposizione maggiore al vaccino può migliorare la risposta immunitaria e stimolare una risposta immunitaria completa oltre al blocco completo della trasmissione del virus.

Prima che possa essere garantita una protezione completa contro l’influenza aviaria, oltre allo stesso vaccino, dovranno essere ottimizzate le pratiche di somministrazione. Ecco perché il consorzio olandese, nel giugno 2016, ha avviato un secondo progetto di ricerca.  I test realizzati sono stati fatti con versioni migliorate del vaccino in polvere utilizzato in precedenza. Una delle regolazioni è che nel nuovo vaccino è stato inserito un adiuvante, una sostanza immunostimolante, che aiuterà a generare una reazione immunitaria ancora migliore. “Attualmente stiamo raccogliendo i dati di questo secondo test” ha spiegato Huckriede.

Anche con un vaccino sicuro, efficace e facile da somministrare resta il problema della capacità di produrre una quantità adeguata per la vaccinazione di massa. Secondo Huckriede l’adiuvante attualmente aggiunto al vaccino può essere prodotto in anticipo in grandi quantità. “Ma al momento nei Paesi Bassi e in Europa, ci sono troppo pochi impianti di produzione e quindi è ancora minima la capacità di produzione di un simile vaccino su così larga scala. Un’altra caratteristica del virus dell’influenza aviaria è che muta o cambia molto rapidamente. Ciò richiede che la modifica della produzione deve essere molto veloce”.

Quindi, il consorzio olandese, e un certo numero di altri consorzi in tutto il mondo, sta esaminando un vaccino universale che funzioni contro una vasta gamma di ceppi di influenza aviaria.L’Università di Groningen e il Centro Medico Universitario di Groningen, sono anche leader del progetto e partner del consorzio europeo UniSec, che mira a sviluppare vaccini contro l’influenza universale per gli esseri umani. Un grande vantaggio è che per lo sviluppo di un vaccino umano ha maggiori fondi a disposizione”.

Secondo Huckriede il fatto che l’industria avicola europea e mondiale sia titubante rispetto alla vaccinazione massa è logicoNon solo sono necessari molti soldi, ma dopo l’inoculazione del pollame con un vaccino contro l’influenza aviaria, alcuni ceppi di virus presenti negli uccelli selvatici diventeranno più difficili da rilevare. Gli animali vaccinati non si ammaleranno più ma potrebbero tuttavia diffondere il virus. La sorveglianza dei virus in circolazione è spesso effettuata misurando gli anticorpi dell’influenza aviaria nel sangue degli animali e tali anticorpi sono presenti sia negli animali vaccinati che in quelli infetti. Questo può interferire con il commercio e l’esportazione di pollame e prodotti avicoli. Fortunatamente, molta ricerca si è concentrata sui marcatori che distinguono gli animali infetti dagli animali vaccinati, questo è il cosiddetto approccio DIVA (differenziazione degli animali infettati da quelli vaccinati). I vaccini più promettenti sono quelli in polvere, che possono essere facilmente somministrati tramite nebulizzazione nell’aria, e che offrono un elevato livello di protezione che può essere chiaramente e definitivamente caratterizzato da un marker. Con un vaccino simile, in caso di focolai, potrebbe essere eliminato l’abbattimento di migliaia di animali sani necessario a contenere la malattia“.

Fonte Poultry World