L’Assemblea generale dell’associazione del settore avicolo europeo

Si è tenuta il 21 settembre ad Helsinki l’Assemblea generale annuale di a.v.e.c., l’associazione che rappresenta l’industria della carne di pollame dell’Unione europea, alla quale, oltre a Unaitalia, hanno partecipato oltre 130 delegati, attivi in tutte le parti della catena del valore avicolo.

Alla presenza del Ministro finlandese per l’agricoltura e la silvicoltura Jari Leppä, il Presidente di a.v.e.c. Paul Lopez ha illustrato i punti salienti della relazione annuale dell’associazione per il 2017, descrivendo la situazione generale del settore della carne di pollame nell’Unione europea.

Ha insistito in particolare sul fatto che, nonostante il saldo commerciale comunitario sia positivo in termini di quantità, è negativo in valore e il prezzo delle esportazioni (1,35 €) è molto inferiore a quello delle importazioni (2,53 €). È quindi necessario che i produttori dell’UE esportino di più prodotti ad alto valore.

Poiché le aziende della catena europea di approvvigionamento di carni di pollame devono rispettare standard molto elevati per garantire il benessere degli animali, la sicurezza alimentare e la tutela dell’ambiente, il settore affronta costi maggiori rispetto ai paesi terzi che non devono invece rispettare la stessa normativa. In questo contesto, a.v.e.c. è estremamente preoccupata che i negoziati commerciali come il Mercosur possano avere hanno conseguenze disastrose sul settore che impiega più di 300 000 persone. Ogni anno il settore assorbe circa 900.000 tonnellate di importazioni da paesi terzi. Attualmente circa il 25% dei patti di pollo consumati a livello europeo provengono da fuori Ue.  Inoltre, il recente scandalo che ha coinvolto il settore zootecnico brasiliano, ha messo in evidenza la necessità di istituire un migliore sistema di controllo sulla carne di pollame importata. I cosiddetti requisiti “equivalenti” applicati ai paesi terzi non riflettono tutti gli standard che i produttori dell’UE devono rispettare. Perciò a.v.e.c. chiede il rispetto di standard identici lungo tutta la catena alimentare da parte dei paesi che esportano verso la Ue. Considerando questo differente trattamento, i consumatori comunitari devono essere informati sull’origine della carne e l’associazione europea sostiene che tutti i prodotti contenenti carni di pollame dovrebbero essere etichettati con l’origine UE-non EU ed eventualmente con il nome del paese di provenienza.

Almeno un terzo delle importazioni esistenti da paesi terzi arriva direttamente nel Regno Unito, un fattore molto importante soprattutto in fase di uscita del paese dall’Unione europea. a.v.e.c. concorda con il suo membro britannico, il British Poultry Council, sul fatto che dovrebbe essere mantenuta la situazione dello status quo e che i flussi commerciali esistenti dovrebbero essere mantenuti uniformi dopo la Brexit.

Parlando di esportazioni Paul Lopez ha sottolineato che l’Asia rappresenta le migliori opportunità per il settore avicolo europeo, soprattutto perché la domanda di questi paesi si integra perfettamente con l’offerta europea. Di conseguenza, ha accolto con favore l’apertura da parte della Commissione verso il Mercato giapponese e chiede il sostegno della Commissione nell’apertura dei mercati cinesi dove c’è una forte domanda di prodotti meno richiesti dai consumatori comunitari.

Medio Oriente e i paesi dell’Africa sono aree in cui il settore delle carni di pollame dell’UE esporta storicamente ed è importante consolidare o sviluppare ulteriormente questi mercati. Dal 2015, i produttori di carni di pollame dell’UE hanno affrontato un atteggiamento protezionistico da parte delle autorità sudafricane che hanno adottato diverse misure per limitare l’accesso alla carne avicola comunitarie verso il loro paese. Il Presidente a.v.e.c. ha invitato pertanto le autorità europee a difendere in modo proattivo gli interessi e l’integrità del settore avicolo in casi come questo.

Nel 2016/17 il settore della carne di pollame dell’UE ha affrontato una delle crisi più severe a causa dell’influenza aviaria. Oltre alle perdite dovute all’infezione e alla perdita di milioni di uccelli, la chiusura dei confini dei partner commerciali ha causato enormi perdite economiche a tutti gli operatori della catena di carne di pollame. Alcuni paesi terzi stanno usando questioni sanitarie per proteggere il loro mercato, adottando pratiche che vanno completamente contro gli standard internazionali e le disposizioni della regionalizzazione

Altro problema affrontato è stato quello del Campylobacter. Come già capito in diversi Stati membri, non esiste un’opzione semplice o singola per ridurre il Campylobacter. a.v.e.c. si è impegnata a condividere le migliori pratiche tra i membri, dato che solo un approccio lungo tutta la catena potrà avere un impatto significativo.

L’uso di antibiotici e la resistenza antimicrobica (AMR), negli esseri umani e negli animali è una delle più grandi sfide che il settore avicolo sta affrontando su scala globale. a.v.e.c. ha lanciato in proposito un messaggio molto chiaro: il settore avicolo deve fare quanto possibile per sostituire l’uso degli antibiotici adottando buone pratiche di gestione e biosicurezza. Allo stesso tempo, ha sottolineato il presidente è importante trattare gli uccelli in caso di malattia, altrimenti non sarà possibile garantire gli alti standard di benessere normalmente applicati. Quindi, il motto è: utilizzare meno ma quando necessario.

Infine, Paul Lopez ha dichiarato che il settore è impegnato a mantenere la fiducia che i consumatori comunitari hanno nei confronti del pollame. Pertanto, il principio “from farm to fork” è l’unico modo giusto per continuare a produrre, anche se è costoso. Ma per essere in grado di mantenere la produzione di carni di pollame nell’UE, è necessaria una concorrenza leale.