L’alimentazione per ridurre il petto legnoso

Mentre da una parte proseguono le ricerche per identificare le cause del petto legnoso e del white striping, dall’altra si stanno facendo passi in avanti in campo nutrizionale per ridurne l’incidenza e la gravità.

La dottoressa Tara York, Responsabile Tecnico di AB Vista, parlando al Seminario 2017  Poultry Nutrition & Milling, ha presentato una promettente ricerca che sta analizzando le possibili cause e strategie di riduzione delle “strisce bianche”. La ricerca si è concentrata sulle seguenti strategie nutrizionali: riduzione degli amminoacidi nelle diete destinate ai broiler per rallentare i tassi di crescita; super dosaggio degli antiossidanti per ridurre le potenziali miopatie del tessuto muscolare; ottimizzazione della nutrizione precoce per proteggere gli animali dagli effetti negativi dello stress ambientale durante tutto il periodo della crescita; gestione dell’ambiente, ed evitare potenziali fattori di stress a livello embrionale durante l’incubazione; mantenimento di una ventilazione superiore negli accasamenti.

Le miopatie associate a questo genere di sindromi sono evidenti al momento della trasformazione e del consumo. Le strisce bianche comportano una visibile deposizione di tessuto grasso e fibroso tra le fibre muscolari. I cosiddetti petti legnosi sono invece caratterizzati da un tessuto piuttosto duro, e da un colore pallido oltre ad una cattiva capacità di contenimento dell’acqua.

Negli Stati Uniti l’impatto economico del petto legnoso e del white striping è notevole: secondo una stima potrebbe arrivare a 200 milioni di dollari all’anno a causa dei ridotti rendimenti (perdita di liquidi, perdita in fase di cottura) o anche di più laddove il prodotto venisse scartato al momento della trasformazione. Ciò non comprende i costi indiretti dovuti agli impatti negativi a livello di consumo, anche in termini di soddisfazione.

Data una produzione annuale USA di 53 miliardi di libbre (peso vivo) e un’incidenza di questo tipo di sindromi del 23% si calcola che il numero di libbre di petti di pollo a rischio sia di circa 12 miliardi.

Fonte WattAgNet