L’Africa al centro di una vera e propria rivoluzione proteica

Dato che entro il 2050 circa un quarto della popolazione mondiale risiederà in Africa, questo continente ha un considerevole potenziale bacino in termini di agricoltura ed economia. Ma potrà nutrirsi in maniera autosufficiente?

Se lo è chiesto Albert Van Rensburg, direttore regionale per l’Africa e amministratore delegato di Biomin South Africa, in occasione del World Nutrition Forum di Biomin che si è tenuto recentemente a Cape Town. Era la prima volta che il WNF si svolgeva su suolo africano, e per questo una vasta sessione è stata a questo paese.

Nel corso del Focus è emerso chiaramente che il settore agricolo dell’Africa ha un potenziale enorme, ma allo stesso tempo deve affrontare molte sfide in termini di produzione di mangimi e alimenti. Considerando che la popolazione dell’Africa raggiungerà entro il 2050 i 2,5 miliardi, attualmente è pari a 1,3 miliardi, aumenterà considerevolmente la richiesta di proteine animali. Gli esperti parlano di una vera e propria rivoluzione proteica. E i numeri sono sconcertanti.

I tassi di crescita previsti per il consumo di prodotti animali per i prossimi anni sono: 3,3% per le carni di pollame, 3,3% per quelle di maiale, e 2,5% per quelle bovine; inoltre 3,1% per le uova, 2,3% per la carne di montone e 2,2% per il latte.
Ma l’Africa potrà nutrirsi da sola, considerando che ha principalmente agricoltori su piccola scala?

Secondo Van Rensburg “probabilmente no, dato che queste piccole fattorie producono circa il 70% delle attuali richieste di cibo. Inoltre, manca in generale una specifica competenza agricola, quindi al momento non è realistico pensare di prendere una piccola fattoria e trasformarla in una grande, moderna e ad alta tecnologia. Ma allo stesso tempo ci sono paesi come il Congo (che ha più o meno la stessa dimensione della Francia), dove il clima e l’approvvigionamento idrico sono perfetti. Questo paese ha 18 milioni di ettari di terra coltivabile, di cui solo 8 milioni sono utilizzati per l’agricoltura. In teoria, questa terra potrebbe da sola soddisfare la richiesta alimentare di tutta la popolazione futura dell’Africa“.

De Wet Boshoff, direttore esecutivo dell’Associazione dei produttori di mangimi animali del Sudafrica (AFMA), ha evidenziato il fatto che il continente produce solo il 3,5% della produzione totale mondiale di mangimi per animali. Ciò corrisponde a 37,7 milioni di tonnellate di mangime all’anno. “Sono 22 i paesi africani che producono mangimi. Il continente è diviso in 6 blocchi economici, ma il problema è che questi blocchi non sono sincronizzati tra loro e non cooperano. Parlando di mangimi il Sudafrica è mediamente sviluppato, ma la stessa realtà non esiste in altri Stati; in altri ancora lo scambio di conoscenze e l’instabilità politica (che interferisce anche con le politiche agricole, come la chiusura di alcuni confini) ostacolano lo sviluppo

Inoltre, ricorda Boshoff, le sfide devono essere affrontate attraverso un approccio scientifico e con un approccio complessivo “Fortunatamente, vediamo che i governi stanno iniziando a sostenere l’agricoltura sempre di più” ha affermato, sottolineando che la presenza di altre associazioni di categoria per i mangimi intensificherà conoscenza e commercio. “Il Sudafrica può essere visto come un esempio per il resto dell’Africa. Abbiamo testato l’avvio di un’associazione di mangimi in Tanzania, che ha riscosso successo. Il prossimo paese sarà lo Zambia. Altre questioni da trattare nei settori dei mangimi africani sono la gestione del rischio delle micotossine, l’igiene dei mangimi e la conservazione degli insilati. Biomin sta investendo molto in Africa dove sta intensificando le sue attività per affrontare questi problemi attraverso la condivisione delle conoscenze, il supporto tecnico e nutrizionale in loco e diversi seminari. Grazie a questi sforzi, la qualità dei mangimi, la salute degli animali e la produttività sono migliorate”.

Il prossimo World Nutrition Forum si terrà nel 2020 a Cancùn in Messico.

Fonte WattAgNet