La WTO nuovamente a favore degli Stati Uniti nella disputa sul commercio avicolo con la Cina

L’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) si è pronunciata a favore degli Stati Uniti, stabilendo che la Cina non ha rispettato una precedente sentenza, e ha nuovamente contestato i dazi antidumping e compensativi imposti sulle importazioni di pollame provenienti dagli Stati Uniti. Con questa ultima sentenza, ed escludendo un appello da parte della Cina entro 20 giorni, il paese orientale è obbligato a rivedere la sua politica di dazi.

La sentenza è l’ultima azione della WTO di questa disputa commerciale aperta nel 2010, quando la Cina applicò, nei confronti dei prodotti avicoli statunitensi, dazi antidumping pari al 105,4%, e i dazi antisovvenzioni di circa 30,3%.

Siamo molto soddisfatti della decisione della WTO che ha sostenuto la nostra posizione secondo la quale i dazi imposti dalla Cina sui prodotti avicoli provenienti dagli Stati Uniti sono ingiusti e dannosi per gli allevatori americani” hanno detto in una dichiarazione congiunta i senatori Chris Coons e Johnny Isakson, co -presidenti del Senate Chicken Caucus. “Consideriamo molto seriamente gli ingiusti dazi imposti sui prodotti statunitensi. La Cina li ha fissati nel 2010 ed era già stata criticata dalla WTO. Nonostante i continui sforzi cinesi di giustificarli, quest’ultima sentenza della WTO ha confermato che la loro logica non è efficace e che si tratta semplicemente di una pratica commerciale sleale. La salute economica del settore agricolo americano è direttamente legata al suo accesso ai mercati esteri; la Cina dovrebbe essere ritenuta responsabile per non aver rispettato gli accordi commerciali internazionali e aver effettivamente chiuso il proprio mercato agli allevatori avicoli americani“.

Già nel 2013 la WTO aveva stabilito che i dazi cinesi violavano le regole del commercio internazionale. La Cina aveva riesaminato la questione nel 2014 sostenendo che i suoi dazi sui prodotti a base di pollo provenienti dagli Stati Uniti erano giustificati, e affermando che questa posizione aveva reso la Cina nuovamente conforme alle regole del commercio internazionali. Il rappresentante degli Stati Uniti (USTR) aveva nuovamente contestato la posizione cinese nel 2016.

Fonte WattAgNet