La valutazione delle misure di controllo contro la peste suina africana in Polonia

La Direzione generale per la sicurezza alimentare (DG Sante) della Commissione europea ha pubblicato il rapporto finale di un’ispezione effettuata in Polonia lo scorso marzo per valutare l’attuazione dei controlli sulla salute animale, nello specifico per quanto riguarda la peste suina africana (ASF).

In particolare era necessario verificare se i principali requisiti e standard applicabili all’ASF erano stati accuratamente attuati per permettere una tempestiva identificazione della malattia attraverso la sorveglianza, per prevenire la diffusione della malattia all’interno della popolazione suinicola presente nelle aree infette oltre che la sua diffusione al di fuori delle stesse, attraverso i suini domestici, la carne o i suoi prodotti.

Intendeva inoltre verificare l’efficacia dei controlli ufficiali nei confronti dell’attuazione dei singoli programmi, in particolare quelli relativi ai movimenti e alla tracciabilità dei suini. Inoltre sono state analizzate le azioni di follow up concordate a seguito di una precedente ispezione.

In generale il rapporto conclude che la struttura e l’organizzazione delle autorità permette l’attuazione di adeguate attività di controllo. In generale esiste una buona cooperazione tra i cacciatori e le autorità competenti. E’ stata promossa un’estensiva campagna informativa destinata a cacciatori, allevatori e veterinari per ampliare la conoscenza del problema. Grazie alla buona cooperazione e all’aumento della consapevolezza, e ad una efficace e ben organizzata sorveglianza nei cinghiali selvatici e nei suini domestici, è stato possibile individuare tempestivamente nuovi casi di ASF. La sorveglianza è anche ben supportata dal Laboratori nazionali che forniscono risultati tempestivi e affidabili, diminuendo il rischio che l’infezione si diffonda tra la fauna selvatica e da questa ai suini domestici.

Tutte queste azioni, e quelle volte alla riduzione della densità dei cinghiali selvatici nelle aree infette (e nelle aree non infette al confine con paesi extra comunitari) hanno contribuito a contrastare anche la diffusione geografica della malattia. Rispetto ai focolai rilevati nell’estate del 2016, alcuni dei quali causati da attività illegali, la tracciabilità dei suini è stata significativamente migliorata. Tuttavia alcune falle nel data base delle movimentazioni limita l’efficienza dei controlli ufficiali. Queste carenze erano già state segnalate, ma è necessario un lasso di tempo maggiore affinché siano completamente corrette.

I movimenti dalle zone sottoposte a restrizione sono ampiamente autorizzati, così come definito a livello legislativo, ma il campionamento casuale effettuato per i pre-test è meno sensibile di quanto richiesto rispetto ai campionamenti mirati sugli animali malati.

Grazie al sistema di controllo in atto vi è anche un buon livello di tracciabilità della carne di cinghiale selvatico e della carn di suino che provengono dalle aree infette e da quelle a rischio. Tuttavia le misure per la raccolta dei sottoprodotti di origine animale nelle aree infette (parte III) non sono attuate e il rischio di diffusione della malattia attraverso questi prodotti non trattati non è adeguatamente controllato. Da parte dell’autorità centrale competente e del gruppo di esperti sull’ASF vi è una limitata analisi quantitativa dei risultati dei controlli ufficiali e questo inficia la loro capacità di verificare l’efficacia delle attività che stanno attuando.

Fonte Commissione europea