La Russia vuole bloccare le importazioni di farina di carne e ossa dall’UE

La Russia non mostra alcuna volontà di allentare il suo embargo sulle carni dell’UE e di altri importanti fornitori occidentali; la Federazione ora sta pianificando di vietare le importazioni di farine di carne e ossa (MBM), ancora ampiamente utilizzate come materie prime nei mangimi.

I funzionari russi hanno riferito di aver discusso l’idea di vietare le MBM provenienti dall’Europa. I ministri ritengono che le restrizioni all’importazione potrebbero stimolare l’aumento della produzione locale. Di contro alcuni esperti del settore temono che a breve termine i prezzi potrebbero aumentare, in quanto sarebbe necessario che i produttori locali fossero in grado di rispondere tempestivamente alla carenza di forniture che ne deriverebbe.

E’ dal 2014 che le aziende comunitarie di carne di maiale, di pollo e di manzo sono esclusi dal mercato russo, e le MBM restano uno dei pochi prodotti di origine animale che possono ancora entrare in Russia. Parlando ai giornalisti, il primo ministro russo Arkady Dvorkovich ha suggerito che le importazioni dalla UE continueranno normalmente per almeno il tempo. La nostra analisi dei rischi dimostra che è meglio non anticipare il divieto“.

L’agenzia di stampa russa ha affermato che il Ministero dell’agricoltura sta attualmente lavorando per individuare i modi per incrementare la produzione locale di MBM, e l’embargo su questi prodotti avverrà più avanti.

Ogni anno la Russia importa circa 90.000 tonnellate di MBM e circa due terzi proviene dai paesi dell’UE. Nella prima metà di quest’anno le importazioni hanno raggiunto le 42.320 tonnellate, un aumento del 7% rispetto a gennaio-giugno 2016. I principali esportatori comunitari sono Francia, Polonia, ma anche Italia e Finlandia.

La produzione annua russa di MBM è di circa 360.000 tonnellate. Se il paese dovesse proibire le importazioni dall’UE, dovrà compensare la mancanza di un aumento della produzione nazionale tra il 15 e il 20%, magari cercando fornitori alternativi come il Brasile o la Nuova Zelanda che non hanno ancora avviato questo tipo di esportazioni verso la Russia.

Fonte Unione europea