La Polonia guida il mercato avicolo della Ue

La Polonia rimane il principale produttore di carne di pollame dell’Unione europea e si stima che la produzione avicola complessiva del 2016 sarè superiore del 15% rispetto al 2015.

Secondo un recente rapporto USDA, la maggiore produzione è stata stimolata dal crescente consumo interno e dalle maggiori esportazioni. Anche se la maggior parte delle esportazioni sono dirette al mercato comunitario, l’industria e il governo polacco stanno tentando di aprire nuovi mercati, lavorando in particolare per l’ottenimento dei certificati di esportazione verso gli Stati Uniti.

Nel 2015, la produzione polacca di pollame è stata pari a 2.386.000 di tonnellate metriche, il 7% in più rispetto all’anno precedente. L’aumento della produzione è legato alla crescita dei consumi interni: i consumatori hanno infatti sostituito la carne di manzo con quella di pollame, ritenuta più sana ed economica. Sono inoltre aumentate le esportazioni verso gli altri Stati membri.

La produzione avicola è focalizzata principalmente sulla carne di pollo (81%), e su quella di tacchino (14%) richieste per l’industria della lavorazione nazionale: le anatre e le oche che vengono esportate principalmente in Europa occidentale, soprattutto in Germania. Si pensa che nel 2016 la produzione sarà ulteriormente stimolata dal basso livello dei prezzi dei mangimi composti, e dal continuo aumento delle esportazioni. Tuttavia si prevede che, a causa della riduzione dei prezzi della carne di pollame sul mercato interno e del calo delle esportazioni, nella prima metà del 2017 la produzione rallenterà fino al 7% rispetto allo stesso periodo del 2016. La produzione della carne di pollo è basata sulla produzione locale di cereali (prevalentemente mais) e che sarà necessario importare 2 milioni di tonnellate di farina di soia dal Sud America o dagli Stati Uniti.

Per quanto riguarda il consumo, si stima che nel 2016 quello di carne di pollame sarà pari a 28,5 chilogrammi pro capite, quasi il 5% in più rispetto al 2015. Il pollame rimane la carne più economica sul mercato polacco. Si prevede che nel 2017 il consumo di pollame aumenterà di un ulteriore 2%, grazie alla maggiore produzione e ad una ulteriore diminuzione dei prezzi al dettaglio. In Polonia la carne di pollame costituisce il 38% del consumo totale di carne; la carne di maiale copre il 55% dei consumi e quella bovina solo il 2%. Si stima che il consumo di pollame proveniente da allevamenti rurali sia intorno al 6,5% della produzione avicola totale.

Nel 2015, le esportazioni di carni di pollame sono state pari a 698.970 tonnellate metriche, un aumento del 20% rispetto al 2014. Tuttavia, in termini di valore, nel 2015 le esportazioni, pari a 1,3 miliardi di dollari, hanno mantenuto lo stesso livello del 2014, riflettendo il calo dei prezzi del 2015.

Si stima che nel 2015 circa il 30% della produzione polacca di carne di pollame è stato destinato all’esportazione. Si prevede che nel 2016 le esportazioni cresceranno grazie alla crescente domanda da parte dell’Unione europea e dei mercati asiatici. Le principali destinazioni dell’UE sono Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Repubblica Ceca. Inoltre la Polonia esporta verso Hong Kong, Cina e Congo.

Le importazioni di carni avicole sono stabili e riguardano principalmente i tagli di pollo e tacchino importati da Germania, Regno Unito e Ungheria.

Nel 2015 la produzione di uova è stata pari a 590.000 tonnellate metriche, lo 0,7% in più rispetto al 2014. L’aumento della produzione è stato stimolato dal mangime a basso costo e da maggiori esportazioni. Si stima che, per gli stessi motivi, nel 2016 la produzione di uova aumenterà di un altro 2%.

Nel 2015, le esportazioni di uova sono aumentate del 14%, in particolare verso Germania e la Repubblica Ceca. Germania, Paesi Bassi e Italia sono i porti principali delle uova da tavola polacche, mentre Germania, la Repubblica Ceca, Paesi Bassi, e Danimarca quelli degli ovoprodotti. Nei primi otto mesi del 2016 le esportazioni polacche di uova da tavola sono state superiori dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2015.

Fonte World Poultry